Un recente commento online ha preso di mira l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), accusandolo di fare “politica sgangherata” a seguito delle critiche espresse dall’associazione verso il nuovo Regolamento venatorio della Regione Lazio. L’autore del commento, richiamando la natura apolitica dell’ente e citando la celebre massima latina “sutor ne ultra crepidam” (calzolaio non andare oltre le suole), invita l’ENPA a limitarsi al soccorso degli animali, ignorando però il ruolo fondamentale che l’associazionismo ha in una democrazia.
Ecco perché queste accuse non solo sono infondate, ma dimostrano una profonda colletta di memoria storica e civile.
La storia non si cancella: Garibaldi e l’impegno civile
Il commento esordisce menzionando Giuseppe Garibaldi, fondatore dell’ENPA, liquidando il suo operato con una nota di colore sull’appartenenza alla massoneria. È bene ricordare che Garibaldi fondò la Società Protettrice degli Animali nel 1871 non per un vago passatempo sentimentale, ma per promuovere il progresso civile e morale dell’Italia unita. La tutela degli animali, per i padri della patria, era una battaglia di civiltà. Definire l’ENPA come un’associazione che deve “stare al suo posto” significa tradire lo spirito del suo stesso fondatore, che della lotta politica e civile ha fatto la sua intera esistenza.
Confusione tra “partitico” e “politico”
Il cuore della critica risiede nella confusione tra l’essere “apartitici” e l’essere “apolitici”. L’ENPA è, per statuto, indipendente dai partiti: non sostiene candidati e non prende tessere. Tuttavia, occuparsi del benessere animale è un atto intrinsecamente politico. Le leggi sulla caccia, la gestione della fauna selvatica e i fondi per i canili vengono decisi nei palazzi della politica. Pretendere che un’associazione ambientalista non critichi un provvedimento regionale sulla caccia è come pretendere che un sindacato non si esprima su una riforma del lavoro. L’intervento dell’ENPA sul regolamento del Lazio non è un attacco “al governo” in quanto tale, ma la legittima critica tecnica e morale a una scelta istituzionale.
Il dovere di criticare la “lobby delle doppiette”
L’autore del commento definisce “delirante” il comunicato dell’ENPA che parla di “favore elettorale alla lobby delle doppiette”. Ma i fatti descrivono una realtà diversa. Quando i calendari venatori o i regolamenti regionali allargano le maglie della caccia, riducono le aree protette o estendono i periodi di sparo, si stanno compiendo scelte che favoriscono una specifica e ristretta categoria di cittadini (i cacciatori) a discapito della fauna e della maggioranza della popolazione. Denunciare questa asimmetria non è “politica sgangherata”, è la missione stessa dell’ENPA.
Oltre la cura dei singoli animali: la tutela del diritto
L’invito a “restare nel proprio campo” (sutor ne ultra crepidam) è l’argomento più debole. Il campo dell’ENPA non è solo pulire le gabbie o curare un cane ferito; il suo campo è la protezione giuridica e culturale degli animali. Se un’associazione si limitasse a curare gli effetti delle decisioni politiche senza poterne contestare le cause, il suo lavoro sarebbe del tutto vanificato. Le associazioni sono nate per fare pressione sulle istituzioni affinché le leggi migliorino.
Nessun delirio, dunque, ma ordinaria e sana democrazia. Quando la politica approva norme che minacciano la fauna, le associazioni hanno il dovere di farsi sentire, indipendentemente dal colore politico di chi siede in quel momento al governo. Il vero richiamo da fare, forse, non è al “calzolaio” affinché non guardi oltre la suola, ma alla politica, affinché non calpesti i diritti della natura per puro calcolo elettorale.
Chiarle Mauro
presidente provinciale Enpa Viterbo






















