PMI. Fino a Ferragosto si lavora per il Fisco

Luciano Costantini

Solo a Ferragosto migliaia e migliaia di artigiani potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo. E qui non c’entra la immancabile calura, parliamo di tasse. Sì, parliamo dei titolari delle tante piccole e medie imprese che riescono ancora a sbarcare il lunario più o meno dignitosamente perché via via strangolati da un fisco opprimente ed oppressivo. Ebbene da Ferragosto, cioè dopo 227 giorni in cui hanno lavorato per lo Stato e dintorni, potranno, per i restanti 138 dell’anno, adoperarsi per soddisfare consumi e interessi vari per loro stessi e per le loro famiglie. Se vi sembra poco! Traduzione amara dai numeri: la tassazione sulle imprese pesa per il 62,2%. Almeno per quelle viterbesi. Perché c’è chi sta meglio come Gorizia (53,8%) ma anche chi sta peggio come Reggio Calabria (73,4%). E’ questo il dato forte, di sicuro il più preoccupante, che emerge dal Rapporto 2018 dell’Osservatorio Cna sulla tassazione delle Pmi che ha preso in considerazione i dati relativi a 137 comuni italiani. Una situazione pesante anche se variegata, tanto è vero che il Rapporto porta un titolo significativo: “Comune che vai fisco che trovi”. Nel capoluogo della Tuscia la pressione è superiore a quella registrata a livello nazionale che si attesta al 61,4% con una crescita, seppure minima (+0,2%) sul 2017. In base allo studio, limitato alle imprese di 50.000 euro, il reddito disponibile che era di 18.897 un anno fa, è sceso di 121 euro in dodici mesi e di 1.352 rispetto al 2011. Il commento di Luigia Melaragni, segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia, rassomiglia tanto all’ennesimo grido di allarme: “E’ una pressione fiscale insostenibile, tanto più se si considerano e si aggiungono le criticità analizzate nei giorni scorsi in occasione della Giornata dell’Economia promosso dalla Camera di Commercio. Il nostro è un Paese con la tassazione più elevata d’Europa e con uno squilibrio incredibile tra le varie città. Il fisco rappresenta il problema più grande, specialmente per i “piccoli”. Oltre tutto continua a esistere e resistere il problema dell’equità fiscale: la pressione sulle piccole imprese nel 2017 è stata mediamente del 61,2% mentre quella sulla totalità dei contribuenti si è fermata al 42,4%. “Una ingiustizia – sottolinea la Melaragni – che vale 18,8 percentuali”. E che permetterà alle altre categorie di lavorare qualche giorno in più per se stesse e meno per lo Stato. Roba comunque di pochi giorni.

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