Palio di San Clemente, Enpa: “Se il fantino sceglie il rischio, il cavallo subisce la barbarie”

palio di san clemente-dal video

Incidente al Palio di Canino: fantino cade in curva e finisce tra le gambe del cavallo avversario. Fortunatamente senza conseguenze gravi, tanta paura e molti interrogativi.

Il comunicato di ENPA sezione di Viterbo.

La storia si ripete, puntuale e intollerabile, nelle strade di Canino. L’ennesimo “brutto incidente” consumatosi domenica scorsa in Corso Matteotti durante il Palio di San Clemente non è una tragica fatalità, ma la cronaca ampiamente annunciata di uno scempio medievale che l’Italia civile non può più tollerare. Un fantino disarcionato, travolto dagli zoccoli, il panico tra la folla e un animale terrorizzato che continua a correre alla cieca: questo è il bilancio di una giornata che qualcuno ha ancora il coraggio di definire “festa”. C’è un limite invalicabile che separa la tradizione dalla pura e semplice barbarie, e questo limite è stato superato da tempo. C’è una verità fondamentale che gli organizzatori, i sostenitori e le amministrazioni locali fingono sistematicamente di non vedere: il fantino sceglie consapevolmente di correre, di rischiare la pelle e di partecipare a questo delirio anacronistico. I cavalli no.Gli animali non firmano liberatorie. Non hanno passioni contradaiole, non cercano la gloria di un drappo di stoffa e non traggono alcun profitto dal fango o dall’asfalto rovente. Vengono semplicemente costretti a correre in contesti urbani totalmente inadatti, tra urla isteriche, barriere improvvisate e percorsi pericolosi, sacrificati sull’altare di un folklore retrogrado che si nutre del loro stress e del loro potenziale martirio.Dire che questa volta il fantino “non avrebbe riportato lesioni gravi” è la solita scusa retorica per sminuire la gravità dell’accaduto e far finta che tutto vada bene. Non va bene niente. Questa volta è andata “bene”, la prossima volta piangeremo l’ennesimo cavallo abbattuto dietro un paravento verde nell’indifferenza generale, come già troppe volte è successo sulle piste di tutta Italia.Bisogna dire BASTA a questo sfruttamento legalizzato. Se gli esseri umani vogliono sfidarsi e mettere a rischio la propria incolumità, lo facciano con le proprie gambe o con mezzi meccanici. Lasciate in pace gli animali. È tempo che la legge intervenga in modo drastico e metta la parola fine a queste manifestazioni barbare, specchio di un’Italia rurale e insensibile che si ostina a rimanere ferma al Medioevo.

Enpa Sezione di Viterbo e Provincia
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