Mestieri ritrovati, Anna Libriani: “La manualità artigiana è un bene da non sprecare”

di Sara Grassotti

Le mascherine sono state realizzate da due sarte locali e consegnate a domicilio a ogni abitante, la notizia data nei giorni scorsi dal sindaco del Comune di Bassano in Teverina, l’abbiamo letta un po’ ovunque.
Anna Libriani e Daniela Catalucci, di professione sarte, hanno messo a disposizione le loro mani e a oggi di mascherine ne hanno realizzate 2 mila, 1200 sufficienti per il fabbisogno della comunità e 800 di scorta.
E’ Il valore della manualità che mette in luce in casi di emergenza la laboriosità dei piccoli laboratori artigiani della Tuscia. Anna e Daniela un’esperienza condivisa prima in fabbrica, un’intera giornata sul telaio acquisendo esperienze e competenze specifiche nei diversi ambiti di produzione, sino a produrre capi fashion per l’Alta Moda. Anni distanti dai telai industriali di oggi i cui macchinari automatici, complessi sono mirati a velocizzare la tessitura.
Amiche e colleghe per venti anni poi nel 1996 la chiusura della fabbrica con l’dea di non abbandonare il proprio lavoro perché la sarta si occupa di tagliare, cucire e mettere in forma. Anna Libriani ha continuato a lavorare fashion al servizio della moda. Ma non solo, il suo piccolo laboratorio a Bassano in Teverina è il punto di riferimento del dettaglio di cucitura e sartoria per gli abitanti della comunità perché le mansioni di una sarta non si limitano alla confezione di abiti: spesso infatti la sarta è chiamata a riparare, modificare o riadattare a tagliare e aprire le vecchie cuciture per fare le modifiche necessarie. Nel caso di Anna la sarta è anche l’artigiana qualificata che ha provveduto a tappezzare e rimettere a nuovo divani e tendaggi in case gentilizie romane e non solo.
Oggi Anna e Daniela si sono ritrovate nella situazione di emergenza resa dal coronavirus, ognuna con la propria storia, che interpreta il lavoro con quella passione e quella dignità che è fatta di sacrificio anche in momenti come questi in cui tutto si blocca e se sino a ieri erano una voce invisibile oggi l’imprevisto dimostra che è necessario ascoltare le loro voci e guardare alla manualità artigiana. “Il lavoro delle mani – afferma Anna non è solo un’esigenza creativa, è un’esigenza dell’oggi e bisogna formare giovani con manualità e voglia di imparare. E’ questa la strada per mantenere la forza innovativa e d’immagine dell’artigianato nella Tuscia. Il mio laboratorio può essere ospitante per un tirocinio di formazione. Non deve essere ostacolato chi vuole avvicinarsi alla professione del sarto, ma deve essere accompagnato nella formazione professionale”.

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