Mattarella: Unitus ha contribuito a innalzare il livello culturale del territorio

di Luciano Costantini

Futuro, presente, passato. In tre ore di una mattina in cui il sole fa fatica a sgusciare dalle nuvole, Viterbo offre al presidente della Repubblica altrettante immagini di se stessa: non contraddittorie, ma complementari. Una università che sta guadagnando punti in qualità e autorevolezza, con un bilancio in tempo reale che è più che gratificante. Una realtà sempre più inserita in una città che porta il segno indelebile e prezioso di quel che fu, rappresentato dal culto e dallo spirito che aleggia attorno a Santa Rosa. La prima tappa di Sergio Mattarella è l’Unitus. Una rapida visita al complesso monumentale, pochi istanti per ricevere una maglietta donata dagli studenti. Il presidente è accolto all’esterno dell’Auditorium dal rettore, Alessandro Ruggieri, e dal sindaco Giovanni Arena. All’interno il coro universitario intona l’Inno di Mameli. In platea, affollatissima, tutte ma proprie tutte, le autorità istituzionali, politiche, amministrative, imprenditoriali della Tuscia. Si inaugura l’anno accademico 2018-2019. Dopo la relazione del Magnifico e gli interventi del rappresentante degli studenti Filippo Lazzari e di quello del personale tecnico e amministrativo Maria Adele Savino, il professor Marco Frey, ordinario di Economia presso la Scuola Superiore di Pisa, affronta il tema della sostenibilità ambientale. Tema che è il cuore di quasi tutto l’intervento (otto minuti) del Capo dello Stato: “In Italia molte delle emergenze, delle calamità naturali sono dovute, o aggravate, da una scarsa cura del territorio. Questa deve essere la priorità per l’Italia, non solo per la salvaguardia della bellezza ma è decisiva anche per lo sviluppo economico”. Una sollecitazione non casuale, se è vero che lo sforzo maggiore e più immediato di Unitus è concentrato proprio sulle dinamiche ambientali. Nelle parole di apertura di Mattarella l’augurio e lo sprone a percorrere questa strada: “Quaranta anni sono molti anche per una università giovane come questa della Tuscia anche se già nel 1546 fu fondato qui uno Studium in città. Oggi questo ateneo ha aperto i propri orizzonti come stanno a testimoniare i 138 accordi di cooperazione internazionale. Unitus ha contribuito a innalzare il livello culturale del territorio”.

Quaranta anni di vita. “Ma non possono e non devono essere – puntualizza il rettore Ruggieri – un titolo di merito al passato, bensì uno stimolo verso nuovi traguardi”. I numeri, presentati nella relazione di apertura dell’Anno Accademico, parlano di un bilancio gratificante: oltre quarantacinque corsi di laurea e master; 8.532 studenti iscritti, oltre la metà dei quali provenienti da fuori provincia di Viterbo; più di 22 milioni assegnati nel quinquennio ai dipartimenti di eccellenza; 204 professori; 110 ricercatori; 299 unità di personale dirigente e tecnico amministrativo. Presente e futuro. Ma il presidente della Repubblica ha voluto conoscere anche il passato. Ecco allora la seconda, fondamentale tappa nel monastero di Santa Rosa, accolto dalle suore e da una rappresentanza di “facchini”.

 

 

 

 

 

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