Materie Prime critiche e internazionalizzazione al Polo Universitario dell’Unitus di Civitavecchia per l’Economia Circolare

Le aule virtuali del Polo dell’Università degli studi della Tuscia a Civitavecchia, diretto dal  professor Enrico Maria Mosconi, si sono aperte per una lezione di Pier Luigi Franceschini dell’ innovation hub EIT Raw Materials. Più di cento studenti, dottorandi ricercatori e professori si sono collegati per ascoltare il  seminario sui critical raw materials nell’ambito del corso di Laurea Magistrale in Economia Circolare che sta diventando una delle eccellenze della formazione accademica sui temi di frontiera per la sostenibilità.

“Si comincia a diffondere la coscienza -ha sottolineato Mosconi-che la sfida per una Economia Circolare va affrontata a diversi livelli comunque all’interno di un quadro unico con un ritmo armonico, quello Europeo. Dalla strategia  sui cambiamenti climatici elaborata dal nostro Paese nell’ambito degli impegni dell’Accordo di Parigi alla presenza negli Important Projects of Common European Interest (IPCEI) alle azioni per l’ambiente, fino al singolo progetto di un nuovo prodotto, servizio o ciclo produttivo pulito, è importante capire che questi sono tutti aspetti da valutare strategicamente in un’unica dimensione: quello della logica della transizione verso l’autosostenibilità dei processi attraverso l’Economia Circolare”

Franceschini, ha avviato la sua lezione chiarendo come la strategia delle materie prime critiche sia in continuo mutamento e quanto, sia la transizione energetica che il modello circolare, ne influenzino evoluzioni e strategie in termini di sviluppo dell’economia dell’Unione Europea. Nella dimensione della tecnosfera l’uomo si confronta con il tema della disponibilità delle risorse. La scarsità, che di fatto si manifesta anche in conseguenza dell’aumento dei consumi , come ad esempio nello smartphone (prodotto assemblato) conferisce alle materie prime contenute, ad esempio litio, cobalto e terre rare  una valenza geo-strategica.  La capacità e la velocità di estrazione delle materie prime critiche per soddisfare questa domanda- ha detto tra l’altro Franceschini- sono due elementi chiave ma anche un freno. Infatti, se da un lato la loro carenza determina un aumento di prezzo , dall’altro la loro indisponibilità può trasformarsi in un collo di bottiglia tecnologico che blocca la diffusione di nuove tecnologie. Durante il seminario sono stati approfonnditi i temi dell’innovazione per l’economia Circolare, formazione e di scrap metal recycling  quali  sfide e opportunità di  filiera che può contribuire alla crescita economica Europea. Una crescita economica, sociale e occupazionale anche per la creazione di collaborazioni tra industrie dove gli scarti di una filiera diventano la materia prima dell’altra.

Soltanto una formazione a carattere internazionale e multidisciplinare come quella accademica-dice Mosconi- con differenziazione in percorsi specialistici di “Green Economy” per manifatturiero, energia e servizi e “Blue economy” per l’economia del mare, può preparare una nuova generazione di profili professionali per futuri Managers della sostenibilità. Proprio come al polo universitario di Civitavecchia internazionalizzando il Corso di Laurea Magistrale sulla Circular Economy.

Il corso di laurea Magistrale in Economia Circolare dell’Università degli studi della Tuscia si propone di costruire un nuovo profilo professionale, con accento multidisciplinare, anche per rispondere alle esigenze di professionalità da parte di organizzazioni, enti ed imprese. E’ suddiviso in due curriculum: quello “green” focalizzato sulla produzione industriale in una visione circolare ed un secondo “blue”, orientato ad un approccio circolare all’economia del mare, in tutte le sue declinazioni. Il corso di laurea, come molte altre attività, si svolge in sinergia presso il Consorzio dell’Università per Civitavecchia con i suoi soci: la Fondazione CariCiv, il Comune di Civitavecchia e L’Università della Tuscia.

 

 

 

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