L’infelicità del bue di Maria Teresa Muratore

Da Pensieri Vaganti il libro di Maria Teresa Muratore, il secondo racconto..
Il bue incompreso in realtà era solo mite, ecco, pio, pio l’avevano chiamato una
volta “t’amo pio bove”, chissà chi era questo pazzo che aveva scritto così,
sicuramente un disadattato… forse un poeta……

L’infelicità del bue
Il bue sentiva tutta la sua ingombrante presenza e piangeva a nessuno importava niente di lui
anzi addirittura lo accusavano di inquinamento.
Prima gli uccellini – tutti che insorgevano contro la caccia – poveri piccoli volatili, anche il Vangelo li menzionava: “Guardate gli uccelli che vivono in libertà: essi non seminano, non raccolgono e non mettono il raccolto nei granai… eppure il Padre vostro che è in cielo li nutre! Ebbene voi non valete forse più di loro?” e vabbè era sancito anche dal Vangelo che Dio si preoccupa di loro, è come se fossero un po’ sacri.
Poi la storia degli agnelli a Pasqua, che bisognava risparmiarli, mai nessuno che si preoccupasse di dire non sacrifichiamo il vitello. Ma l’agnello che cos’ha più di me?, pensava il bue. È un animale buono e innocente, e perché io sono cattivo? A chi ho fatto del male?
Ah, e il cavallo allora? Da mo’ che erano scomparse le macellerie equine. Ma dai, il cavallo è un animale nobile, è fatto per correre, non per essere mangiato!
Ah quanto lo faceva incazzare il cavallo!
Se uno restava per strada e c’era un cavallo nelle vicinanze avrebbero detto: «Scusi, ho bisogno di aiuto, mi può portare il suo cavallo?». Se invece c’era un bue nelle vicinanze avrebbero detto: «Ahò! Manda un po’ qua un bue!». Ma non faceva anche lui il suo lavoro?
Ogni tanto sentiva dire anche che non bisognava mangiare la carne di bue, ma non perché il bue fosse nobile (come il cavallo) o innocente (come l’agnello) o indifeso (come l’uccellino), no, non bisognava mangiare il bue perché per crescerlo gli si doveva dare il grano che
si toglieva agli uomini, cioè, invece che seminare grano per sfamare i bambini – e quanti ce n’erano che morivano di fame – per crescere i buoi si seminava fieno (quindi era vero che non era buono, affamava i bambini!) e poi il bue con le sue scorregge e le sue cacche, le sue enormi cacche, faceva il buco nell’ozono (ecco, pure maleducato e quasi terrorista era).
Il bue in realtà era solo mite, ecco, pio, pio l’avevano chiamato una volta “t’amo pio bove”, chissà chi era questo pazzo che aveva scritto così, sicuramente un disadattato… forse un poeta. Un poeta che forse era a forma di bue.
Questa cosa lo aveva consolato un po’, ma proprio poco perché nel frattempo era di nuovo Pasqua e addirittura dei politici importanti, in vista, si erano dati la pena di farsi fotografare con gli agnellini per proteggerli e non farli ammazzare, addirittura li adottavano come fossero
bambini, e allora… allora ripiombò nella sua sorda sterile vuota immensa infelicità di sentirsi diverso, incompreso, abbondante, accusato ingiustamente di colpe non commesse per di più.
E riprese a piangere un po’ vergognoso di farlo a causa della sua stazza perché gli avevano detto che grande e grosso com’era non doveva farlo più.

 

Pensieri vaganti è acquistabile anche on line:
www.edizionidialoghi.it/pensieri-vaganti
www.amazon.it/Pensieri-vaganti-Maria-Teresa-Muratore/dp/889424914X
Il libro è acquistabile con il Bonus Cultura 18app su www.libreriauniversitaria.it

COMMENTA SU FACEBOOK

CONDIVIDI