La Torre di Pasolini. Il punto di vista di Antonio Arévalo

di Antonio Arévalo

Pier Paolo Pasolini alla Torre di Chia
“Ci sono luoghi che appartengono a un uomo. E ci sono luoghi che, dopo aver attraversato la vita di un uomo, finiscono per appartenere a tutti. La Torre di Chia è uno di questi.
Tra quelle querce Pier Paolo Pasolini trovò un rifugio che era anche un ritorno. Lo aveva scritto lui stesso: la scelta non era stata pratica, ma estetica. In quel paesaggio antico ritrovava l’infanzia contadina, il silenzio necessario alla scrittura, la misura di un tempo che Roma aveva ormai perduto. Lì nacquero pagine di Petrolio, molte delle Lettere luterane, e prese forma l’ultima stagione della sua vita.
Ma la Torre non fu soltanto uno studio. Divenne parte della vita di Chia. Pasolini partecipò alla comunità, difese il territorio, sostenne l’Università della Tuscia, organizzò una squadra di calcio per i ragazzi, inventò perfino un premio per chi rendeva più bello il borgo. Quel luogo cessò di essere soltanto una casa: diventò un gesto d’amore.
Quando gli eredi cercarono di affidarla allo Stato, nessuna istituzione volle farsene carico. Solo allora un privato la acquistò legittimamente, investendo anni di restauri sotto il controllo della Soprintendenza e riaprendola al pubblico, perché quella memoria continuasse a vivere.
Oggi accade qualcosa che assomiglia a un racconto di Pasolini. Mentre un ente che utilizza il nome del poeta e l’immagine della Torre come principale richiamo turistico dell’area ne rivendica la proprietà attraverso una controversia sull’uso civico, si arriva perfino a sostenere che Pasolini fosse abusivo nella casa dove scrisse alcune delle opere più importanti del Novecento. E prima ancora che la giustizia abbia concluso il proprio cammino, prende forma un procedimento di esproprio senza indennizzo.
È difficile immaginare un paradosso più amaro”.
Foto cover: Pier Paolo Pasolini alla Torre di Chia, Viterbo, 1974, foto di Gideon Bachmann © Archivio Cinemazero Images, Pordenone.
L’autore
Antonio ArévaloCritico e curatore d’arte, è considerato uno dei più importanti promotori della cultura del Sudamerica in Europa. Vive a Sipicciano, dove ha creato il MicroMuseo di Arte Contemporanea della Tuscia.
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