La scrittrice Muratore: Come curare l’anima della nostra Viterbo?

di Maria Teresa Muratore

Soverato è una piccola città sul mare della Calabria Jonica. Da sempre con un bellissimo lungo lungomare. Fino a pochi anni fa era ferita dalla 106 che la attraversava proprio al centro, sul corso cittadino passavano le macchine che andavano a sud verso Reggio Calabria o a nord verso Catanzaro. Un supplizio attraversare il corso. Soverato è a pochi chilometri da Sant’Andrea Ionio, paese natale di mio marito, che frequento dal lontano 1976. Nel 1981 ricordo che ero lì per un capodanno e volendo ravvivare il mio vestito andai a Soverato per cercare un nastrino di velluto rosso in una merceria, ma mi sembra che non la trovai. Quest’anno, dopo un’intera estate passata lì, sono tornata a Novembre per una settimana, il tempo non permetteva i bagni al mare e la sera faceva buio alle 17. Be’, non potete immaginare che piacere passeggiare per le strade illuminate piene di bei negozi e di gente a Soverato. Era una gioia. Una gioia che mi mancava da tanto tempo. Soverato, che da qualche anno non è più attraversata dalla 106 che ora passa fuori in veste di superstrada, non solo ha chiuso al traffico il suo corso ma, a scanso di equivoci, lo ha pavimentato per bene, ed ora sembra un salotto. Ed anche le vie intorno e le viuzze che dal corso si diramano verso il mare sono piene di negozi. È una città accogliente anche adesso che è inverno. Allora mi è venuta in mente la mia città. Viterbo. E ho detto tutto. La mia triste città. Perché qui non c’è più vita? I negozi del centro sono per la maggior parte chiusi, le erbacce crescono indisturbate agli angoli e ai cigli delle strade. E le persone anche, dove sono? In macchina, a cercare i negozi dislocati nella periferia della città.

Da sempre mi sono sentita dire dai non viterbesi che Viterbo non è una città inclusiva e io, da viterbese, ne ho sempre sofferto. Ma vuoi vedere che avevano ragione? Come spiegare altrimenti questo aprire i negozi al di fuori del centro storico? Dicono che la colpa della chiusura delle attività commerciali nel cuore della città è dei centri commerciali aperti dentro Viterbo, ma questi sono rappresentati solo dall’Ipercoop e dalla Conad e non offrono chissà quali negozi, e tutti gli altri che sono nati su via Garbini o al Riello o al Parco commerciale Città dei Papi? Negozi belli con bella mercanzia, ma che devi raggiungere con l’automobile, e la tua visita è finalizzata alla sola spesa che devi fare. Perché certo non sono luoghi adatti a fare una bella passeggiata e incontrare gente. Vai a passeggio per via Garbini? Al parcheggio dei centri commerciali? Al Riello dove ti perdi con i sensi unici?

Già da ragazza mi chiedevo perché non si sfruttasse la bellezza e la singolarità di San Pellegrino per ampliare le zona di passeggio della città limitata “forzatamente” al corso, via Roma, un po’ via Saffi, ancora un po’ meno via Matteotti, via Marconi, via Cairoli. San Pellegrino era come avere il “salotto buono” e tenerlo chiuso. Mi ricordo che si animava solo quando facevano le mostre di pittura, estemporanee e non.

Eppure Viterbo centro storico si presterebbe ad essere tutta abitata da negozi. Che sogno sarebbe rivederla animata dalle persone che la attraversano passeggiando e incontrandosi e guardando le vetrine e fermandosi a fare due chiacchiere e prendendo un caffè…Schenardi! Penso sia l’unica città in Italia che è riuscita a chiudere un caffè storico. Ce n’erano altri tre mi pare di caffè ai miei tempi, e i negozi erano vari e storici pure quelli, scomparsi pian piano, sopravvive qualcuno tra quelli di oggi più omologati e ti chiedi ancora per quanto.

Non ho mai capito la resistenza ottusa dei commercianti viterbesi a che si chiuda al traffico il centro storico, possibile che non si capisca che finché una strada è di transito nessuno possa fermarsi a guardare le vetrine? Ricordo di aver scoperto alcuni bei negozi di via San Lorenzo, io che ci passavo davanti tutte le mattine quando andavo a lavorare all’Ospedale vecchio, solo il giorno che vietarono il traffico per lavori in corso. Via Cavour, via Garibaldi, via San Lorenzo, dovrebbero essere tutte zona pedonale.

Ho vissuto a Pisa gli anni dell’Università e non mi piaceva, mi sembrava triste rispetto a Viterbo, un po’ grigia, molto umida, un po’ provinciale e démodé. Ci sono tornata qualche anno fa per un convegno e l’ho trovata piena di vita invece, come se da una parte si fosse sottoposta a un restyling che la faceva apparire a la page e dall’altra avesse mantenuto la sua identità di città vera dove i negozi di alimentari continuavano a esistere anche nel centro elegante, testimoniando che era una città abitata e vissuta.

Perché tutte le città migliorano e Viterbo giace addormentata fatta su come una barbona nei suoi stracci sporchi?

Ma noi viterbesi ci teniamo veramente alla nostra città?

 

Via Ottusa a Viterbo o città rimasta ottusa?Nessuna descrizione della foto disponibile.

COMMENTA SU FACEBOOK

CONDIVIDI