Ad Acquapendente le celebrazioni religiose di venerdì 15 maggio in onore della Madonna del Fiore lanciano la festa dei Pugnaloni, in programma, come da tradizione, la terza domenica di maggio.
Un momento in cui fede, storia e tradizione si fondono nel nome della patrona e simbolo di rinascita per l’intera comunità.
L’avvenimento storico all’origine della festa è la rivolta degli aquesiani contro il dominio di Federico Barbarossa avvenuta 15 maggio 1166, che segnò l’inizio del Libero Comune di Acquapendente. Secondo la tradizione, alla base di questo evento vi sarebbe un miracolo attribuito alla Vergine Maria, tramandato oralmente e riportato nei testi storici locali. Si narra che al prodigio avrebbero assistito due contadini, proprio mentre stavano discutendo dell’impossibilità di liberarsi dalla tirannia del governatore imperiale. Uno dei due affermò che la liberazione sarebbe stata tanto improbabile quanto la fioritura di un ciliegio secco lì vicino. E il ciliegio fiorì all’improvviso. L’evento fu interpretato da tutti come un segno favorevole alla rivolta.
Nel frattempo, all’eremita Alberto di Bretagna, in ritiro spirituale presso la chiesa di Santa Vittoria, appare in visione la Madonna che gli chiede di recarsi dal Papa Alessandro Senese per parlargli del miracolo e della volontà di ribellione aquesiana. Il Sommo Pontefice scrisse ai Senesi, ai Tolomei di Lucca e ai Pisani che combattevano contro i fiorentini presso Radicofani, oltre che agli orvietani. Si formò un contingente ed entrando da Porta del Massaro e da Porta San Sepolcro si impossessarono di Acquapendente. Pochi i mezzi a disposizione degli aquesiani per battagliare al loro fianco, tra i più gettonati dell’epoca il pungolo (attrezzo di ferro simile a una spatola e infilato sun un lungo bastone che gli fa da manico). Un’“arma” che risultò vincente anche se normalmente aveva il duplice scopo di ripulire l’aratro dalle incrostazioni di terra durante l’aratura e di punzecchiare i buoi per farli procedere speditamente nello stesso lavoro. Uno strumento rurale e laico che, una volta Acquapendente diventato territorio papale, venne ornato di fiori nella processione celebrativa e che con il passare dei secoli si trasforma nel mosaico floreale chiamato Pugnalone mentre il bastone diventa il pannello di legno. Il contadino è ora artista, disegna il bozzetto ed esegue la pittura completa con tutti i chiaroscuri e le sfumature come un affresco o una pala di altare di grandi proporzioni. I contadini aiutanti si chiamano Gruppi, incaricati di raccogliere e attaccare sulla tavola materiali vegetali più svariati – foglie secche di platano, quercia, castagno, magnolia, aghi di pino, infiorescenze di noce, foglie essiccate di mais, bulbo esterno della cipolla – e i fiori (garofani, gigli, glicine, fiordalisi, gerbere, violaciocche, calendule, botton d’oro).
A questo punto può iniziare la festa…


























