In Villa. Storia di un disagio mentale

di Nica Paci*

“Devo cogliere tutti i fiori, ma non ce ne sono abbastanza. Devo cogliere tutti i fiori, ma non ce ne sono abbastanza”. Mi dicevo.

Nella stanza buia di casa mia, vedevo le edere inerpicate all’armadio, le bounganville alla cucina. Il bagno pullulante di gigli che lo profumavano.

Poi, un giorno, ho scoperto che non c’era nulla di tutto questo. Il verde che vedevo in casa era un’allucinazione e di lì, qualcosa cambiò nella mia vita.

Fu chiesto il ricovero.

I carabinieri chiesero informazioni sul mio conto e poi, gli infermieri, mi fecero salire sull’autoambulanza che con un assordante sirena mi accompagna in Villa.

Ricordo ancora l’entrata. La macchina attraversava un lunghissima soglia fatta di catrame e tutto attorno il verde che vedevo nei miei occhi quando ero a casa mia.

Sembrava un sogno, ma era la realtà di una mente disagiata.

Mi chiedevo quale fosse la differenza.

Il sogno parte dall’inconscio e ci dà significati sulla nostra esistenza… Il pensiero di una mente sofferente è forse la visione frammentata e amalgamata, sporca, di ciò che si vive e si continua a sbriciolare. L’interpretazione è qualcosa di delicato, un gelato che si quaglia ma che resta lì, goccia a goccia.

La definizione del reale è strettamente legata alla sua comprensione. Capire qualcosa che è disegnato nel reale, e accettarlo per così come è, è un compito dell’essere umano e tradurlo è un’azione umile perché non può esulare dallo stesso. Dunque ogni forma di spiegazione è un arricchimento, ma si corre il rischio di andare oltre, e accade quando la mente non è sana.

E accade quando la mente fiorisce esageratamente di pensieri che confondono il senso. La malattia mentale è come mettere un casco che non permette alla luce di arrivare al volto in modo naturale.

E’ un cubo di Rubik in continuo movimento senza soluzione di continuità e senza fornire la possibilità di esprimere l’essenza che ci fa sussistere.

Blu, arancione, bianco, rosso, giallo, verde sono le sue facce, ma quale è quella a cui interpellarsi?

I fiori mi permettevano di pensare e allargare il pensiero, al di là di quelle facce. Eppure non bastava.

In certi momenti, mi mancavano l’aria e lo spazio e soffrivo di un certo malessere che non avrebbe avuto forma di fronte neanche davanti a uno specchio.

Dove ero io? Dove era il volto?

Nella stanza della clinica, di fronte allo specchio soffrivo il non poter uscire. Ma non dico l’uscire da uno spazio, ma dalla mia malattia che riconoscevo perché mi distingueva dagli infermieri e dai medici e dalle OSS.

Loro tutti avevano un compito, io no.

Il mio lavoro era ingurgitare farmaci per restare fine a me stessa, o almeno ci provavo.

Una due tre pillole, gocce, siringhe erano il pasto quotidiano tra un pranzo e una cena, povere e uguali, per tutti i pazienti.

E poi si fumava, si fumava come treni che si agitano sui binari. Si fumavano i pensieri che non prendevano forma.

Sul treno mi muovevo su due binari. Uno della lucidità e l’altro della follia. O almeno era così.

Piangevo per l’una e l’altra. Da un lato il desiderio di vivere, dall’altro la mancanza di vivere. E si piangeva. Si piangeva. Si piangeva.

Umida, restavo sul letto a pensare al futuro, un futuro ordinato e sano. E questo mi faceva bene. Stesa sul letto, il futuro era più che una proiezione verso un mondo, il mio, felice. Programmare le cose da fare non serviva a niente, era una bolla, se non eri cosciente che dovevi stare prima bene.

La salute mentale è la porta per un giardino fiorito vero, sei tu che cammini sui tuoi piedi, guardando il cielo e non il buio che ti aveva allontanato dalle persone.

E’ voglia di stare bene, è brama di compartecipare a un ballo della verità.

 

Arash Buana --- See You Tomorrow (lyrics) - YouTube

 

 

L’autrice*

Si firma con uno psedonimo  consegnandoci  la propria esperienza personale plasmata nel racconto. Lo pseudonomo le appartiene perchè in realtà è il frutto di un incrocio su cui può ovviamente decidere di cambiare idea. Per lei la scrittura è un processo che invita all’introspezione e alla riflessione.

 

 

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