Il pittore Luigi Moriggi ha il dono del colore

di Alfonso Marchese*

Luigi Moriggi

La cosa più difficile nella pittura è la combinazione dei colori. È la luce che si diffonde nella tela. La figura attrae l’attenzione del quadro. Non il colore. L’arte astratta antepone al figurativo il cromatismo nudo e crudo. E Luigi Moriggi ha il dono del colore. I suoi quadri sono un’esplosione. Un vulcano che deposita lapilli. O verdi che sono fondali marini di grande bellezza, misti a gialli che sono colpi di sole o grano maturo nel meriggio.
Ho conosciuto Moriggi più di trent’anni fa’. Ancora la sua tavolozza non era conosciuta come adesso. Io lavoravo alla redazione di Viterbo del Messaggero. Per caso, ebbi l’approccio con una mostra di Moriggi lungo corso Italia, prima di piazza delle Erbe venendo da piazza del Teatro. Ne fui particolarmente colpito per la composizione dei suoi colori. Ricordo un quadro che mi impressionò tantissimo: era una tela dove il marrone sembrava sarchiato da un rastrello; il fondale era di un rosa pallido.
Era normale che il talento si facesse strada. E Luigi Moriggi ne ha cofane piene.
Ho visto le sue ultime creazioni: è andato al di là di ogni aspettativa. Quanto lavoro e studio c’è dietro ogni tela. Non mi sono meravigliato. La sua arte era foriera di evoluzioni. Non poteva essere altrimenti.
Mi fa piacere essere stato uno dei primi ad apprezzare la sua arte pittorica. Ricordo e attualità storica si fondono in un’unica sensazione estetica: meravigliosa produzione.Fino al 7 marzo espone all’IkiGai Art Gallery in Via Sirte 39 a Roma

*L’Autore: e mail: alf.marchese@yahoo.it

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