Il concerto meraviglioso degli studenti dell’università americana a Vitorchiano

Spesso, pensando all’America, si pensa al luogo delle occasioni, quelle che vengono date ai meritevoli: ascoltando la Whitworth University Jazz Ensemble si ha la conferma del sogno americano, potendo assistere allo spettacolo offerto dai migliori studenti, in una sorta di meritocrazia del pentagramma.
Un concerto meraviglioso, quello proposto dagli studenti dell’università americana, diretti da Dan Keberle ed inserito come appuntamento di chiusura del cartellone natalizio organizzato dall’amministrazione comunale nella sala conferenze del Complesso di Sant’Agnese, in collaborazione della Scuola di Musica di Vitorchiano, La Piccola Opera, diretta da Massimo Bianchini.
Gli onori di casa fatti dagli assessori Gian Paolo Arieti e Annalisa Creta, quest’ultima per un saluto in inglese agli artisti, entrambi lieti di ospitare un gruppo così prestigioso nel grazioso borgo viterbese, e un saluto speciale da Gregory Smith, docente di una facoltà californiana, legame tra la Tuscia e l’America, in grado di coinvolgere la band universitaria, portandola a Vitorchiano.
Fin dalle prime note jazz e blues lo spettacolo, assistito in una sala colma di pubblico, con molte persone in piedi sul portone d’ingresso, è giunta forte l’energia, la simpatia e la grande dinamicità di una ventina di ragazzi, perfettamente diretti dal maestro Dan, stimatissimo nei college d’Oltreoceano: è lui a dettare il ritmo, per poi lasciare i musicisti liberi di esibirsi. Basta un cenno e la performance diventa solista, alla chitarra, al sax, alla tromba, alla tastiera o alla batteria, tutti hanno occasione di dimostrare la propria capacità. Dai classici del jazz americano fino a brani europei, arrangiati dal direttore, lo spettacolo è davvero bellissimo, con una prestazione impeccabile e di altissima qualità da parte di tutti i ragazzi, che suonano all’unisono, incantando per il rigoroso rispetto dei ruoli e nel frattempo divertendosi tantissimo, facendo appassionare il pubblico.
La cosa sorprendente è che non tutti sono allievi della facoltà di jazz, alcuni provengono da Fisica, Chimica, Marketing ed Informatica, e tanti sono al primo anno, appena diciottenni, uno di loro con compleanno da festeggiare proprio qui. Una passione che li spinge a provare alle 6 di mattina per poi buttarsi sugli studi e tornare di nuovo insieme nella band: la chiave forse è tutta nella scelta, continua e voluta, di essere parte integrante di un gruppo di artisti che negli anni, cambiando continuamente i propri elementi, ha dato garanzia di qualità e spettacolo, quello che si è abbondantemente ammirato nel pomeriggio a tutto blues nel Complesso di Sant’Agnese.

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