Il Caffè Schenardi il locale che ha contribuito a scrivere la storia d’Italia caduto nell’oblio

A Viterbo il Caffè Schenardi in Corso Italia, dichiarato di particolare interesse storico e artistico con decreto  ministeriale del 31 Dicembre 1980, è chiuso da oltre due anni.

Occupa parte del piano terra di un edificio del secolo XV, che fu di Girolamo da Carbognano, segretario comunale dal 1489 al 1493, poi sede del banco e fondaco dei Chigi. Nel 1798 Giuseppe Cassani ne fece l’Albergo Reale ma il vero e proprio “Caffè” prese vita con l’acquisto dell’immobile da parte di Raffaele Schenardi, nel 1818.

Nel 1855 l’immobile fu sottoposto ad un grande di intervento di restauro su commissione dai proprietari Vincenzo e Crispino Schenardi, su disegno dell’architetto romano Virginio Vespignani che seppe rendere una splendida galleria neoclassica, scandita da colonne e con 14 nicchie occupate da altrettante statue di soggetto mitologico, eseguite da artisti della scuola del Canova.

Le sale ospitarono le riunioni del “Circolo popolare di Viterbo”, che divulgava notizie politiche con la lettura di libri e giornali, sostenendo la diffusione delle idee liberali.

Il locale ha contribuito a scrivere la storia d’Italia, facendosi vetrina e testimone oculare  di vicende ed eventi memorabili, fu una location d’eccezione che ospitò numerosi personaggi. Vi passarono, tra gli altri: papa Gregorio XVI il 3-4-5 ottobre 1841; il generale Giuseppe Garibaldi l’8 maggio 1876; lo scultore Pio Fedi nel 1876; Guglielmo Marconi, Vittorio Emanuele di Savoia conte di Torino, nel settembre del 1901; Benito Mussolini, il 27 maggio 1938, il regista e attore Orson Welles, che girò a Viterbo il film Otello (nel 1951); lo scrittore Bonaventura Tecchi; Alberto Sordi e Federico Fellini durante le riprese de ‘I vitelloni’ (1953), Re Gustavo VI Adolfo di Svezia, l’ammiraglio Wetter e altri ricercatori impegnati negli scavi a San Giovenale e Acquarossa.

Gli Schenardi, pasticceri, confettieri e liquoristi, ne fecero albergo e ristorante, caffè, pasticceria ed anche gelateria, avvalendosi del famoso gelataio napoletano, Ciro Caivano; Agli indimenticabili I fratelli Antimo e Pietro Javarone, gestori dal 1945 al 1980, si deve loro  l’ideazione dell’indimenticabile cocktail Schenardi 103.

Nel 1960 l’eclettico Renzo Javarone con l’amico Orio Vergani ideò la fiaccola etrusca da unire a quella ufficiale per la XVII Olimpiade di Roma dell’agosto-settembre di quell’anno. La fiaccola partì per Roma dall’Ara della Regina di Tarquinia il 16 agosto 1960. Dal 16 al 30 luglio, era passata per Tuscania, Barbarano, Blera, Sutri, Civita Castellana, Bracciano, Civitavecchia, Cerveteri e Viterbo dove il 22 luglio 1960 e fu consegnata al teodoforo Carlo Maria Scipio davanti al Teatro Romano di Ferento, alla presenza dell’ambasciatore statunitense a Roma J. D Zellerbach; e festeggiata con lo spettacolo “Balletti etruschi di Villa Giulia”. Il presidente del Comitato d’onore della fiaccola era Giulio Andreotti.

Oggi il Caffè Schenardi aspetta una nuova destinazione nel rispetto dei suoi valori culturali. Fa male attraversare il Corso di Viterbo e vedere quella saracinesca abbassata. In quanto bene di interesse storico e artistico in un momento in cui la progettualità vede Viterbo in forte slancio: Borgo della Cultura, Santi Simone e Giuda, Scuderie del Bramente, Biblioteca degli Ardenti. Perchè non pensare di fare di Schenardi la sede della Scuola Alberghiera di Viterbo con la gestione propria di un servizio di ristorante -bar aperto al pubblico. Con all’attivo una rete composta  tra pubblico e privato (la proprietà delll’immobile) che sviluppi un investimento duraturo nel tempo e riporti il meraviglioso locale alla sua natura originale? Che il 2022 si riveli l’anno buono.(S.G.)

.Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

 

 

 

 

 

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