Giovanni Faperdue: Parco del Bullicame, il degrado compagno del vandalismo

Giovanni Faperdue

E’ di questa mattina (22.6 u.s.)la notizia che sono state vandalizzate le lastre di vetro anti sfondamento che proteggono la “callara” del Bullicame. Quando mi sono recato sul posto, ho constatato che tutte le lastre di vetro che proteggono la “callara” sono state brutalmente vandalizzate. Sul posto si sono recati anche il sindaco Michelini e l’assessore al termalismo Delli Iaconi i quali hanno solo potuto constatare i danni arrecati. Sembra che la telecamera che vigila sul luogo del misfatto, non sia stata in grado di riprendere niente perché guastata da un fulmine. La scientifica sta cercando impronte digitali sul paletto di ferro usato dal malintenzionato, per risalire all’autore o agli autori del vandalismo. Noi, unica voce che ancora cerca di proteggere questo luogo sacro della viterbesità, siamo allibiti del danno arrecato e ci rendiamo conto che anche il degrado in cui ormai è precipitato tutto quello che era il “Parco del Bullicame”, ha favorito e incoraggiato questa azione che, lo ripetiamo, è da deprecare.
Dobbiamo però puntare il dito contro lo stato di abbandono in cui giace il “Parco del Bullicame” e ricordare anche all’assessore Delli Iaconi che da sempre il degrado ha chiamato il suo compagno di vita preferito, che è il vandalismo. C’è da lavorare alacremente per restituire al luogo un minimo di dignità. Bisogna fare manutenzione all’interno del recinto della callara, che è una giungla di giunchi cresciuti un po’ dovunque, e poi liberare l’acqua dalla mucillagine che ne deturpa la superficie. Poi c’è da pulire la canaletta che alimenta le vasche a ridosso della “callara”. Poi c’è da tagliare l’erba all’interno del Parco e sistemare il rock garden che è costato decine di migliaia di euro alla Fondazione Carivit. Poi fare in modo che la Gestervit faccia subito per davvero questi benedetti lavori per riparare il danno fatto il 25 novembre 2014, che darebbero di nuovo l’acqua alla callara, eliminando il tubo che arriva dal San Valentino (che io chiamo flebo di accanimento terapeutico). Insomma c’è da fare tanto. Basta cominciare. (Giovanni Faperdue)

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