Escamotage. La Terra Madre si sentiva soffocare , il racconto breve al tempo del Covid

Il virus aveva interrotto il rumore e la confusione del mondo, le occasioni di distrazione, i soprusi.Il secondo nuovo racconto di Maria Teresa Muratore.

Escamotage

La Terra Madre si sentiva soffocare.

E la colpa era dei suoi abitanti. Non delle piante, non degli animali in genere che cercavano tutti di sopravvivere alla meno peggio, ma degli animali della specie più evoluta. Della razza umana. Tutti, uomini e donne, chi più chi meno. Degli uomini con il loro delirio di onnipotenza, che pensavano tutto fosse loro possibile e tutto fosse loro permesso.

Ettari ed ettari di alberi sradicati o incendiati, accumuli di plastica che si organizzavano in isole galleggianti pronte a prendere il posto delle terre che presto sarebbero state sommerse, plastica che si insinuava velenosa e silenziosa nelle viscere dei pesci e degli uccelli acquatici.

Nuove schiavitù nascevano crescevano si moltiplicavano e sembravano normali.

Ottusità degli uomini che non faceva loro capire che si stavano avviando verso la fine.

La terra ogni tanto moriva di paura a pensare quello che le avrebbero ancora potuto fare, e la sua paura era così forte che la faceva tremare tutta e, insensibile a quello che c’era sopra, dava degli scossoni così forti che tremavano anche le case e tremavano così tanto che cadevano giù e si rompevano perfino le strade, e si aprivano grosse voragini come bocche spalancate da cui usciva il suo grido di dolore.

Ogni tanto la terra piangeva, piangeva accorata, sconsolata, disperata, e a forza di piangere si riempivano di acqua i suoi fiumi, ed esondavano, ed allagavano paesi e città, e si portavano via con il loro inconsolabile cieco dolore la vita intorno, trascinando con sé qualche casa qualche auto qualche ponte qualche strada.

Ogni tanto faceva venire giù un pezzo di grosso ghiacciaio, così tanto per richiamare l’attenzione, e gli uomini dicevano “mamma mia!” ma poi continuavano come prima.

La terra non sapeva più che fare. I suoi abitanti sembravano impazziti, non facevano che correre di continuo, apparentemente senza senso, veramente anche profondamente senza senso. Ma che correndo così pensavano che il loro tempo sarebbe durato di più? Poveri illusi, il tempo a disposizione sarebbe stato sempre quello, solo che loro, correndo in quel modo, mettendoci dentro più cose possibili per sfruttarlo al massimo, non lo assaporavano più, ne perdevano il senso, e non se ne accorgevano. E correndo in quel modo, poteva darsi che non si allacciavano bene le scarpe e magari inciampavano, oppure mangiavano mentre correvano e gli poteva andare un boccone di traverso, e poi magari buttavano la carta per strada per far prima e non portarsi appresso cose inutili oppure gli cadeva qualcosa e non se ne accorgevano, e magari era qualcosa di importante, o invece se ne accorgevano e pensavano “non fa niente, ne compro un’altra”, e magari se qualcuno gli diceva qualcosa e non capivano non si fermavano a chiedergli di ripetere e si perdevano per sempre quell’avviso o quella richiesta o quel complimento o quel parere o quel rimprovero. O di rimproveri poi, non volevano proprio sentir parlare. Ognuno era meglio degli altri, meglio di tutti. Ognuno aveva ragione e gli altri sempre torto, sempre cretini, o presuntuosi, o bugiardi.

La terra si ricordava quando una volta si costruivano cose che sarebbero dovute durare, e uno le teneva con cura, adesso era il contrario, sembrava che tutto fosse fatto a tempo per esaurirsi presto ed essere sostituito, così si producevano moltissimi rifiuti che si accumulavano e poi seppellivano dentro di lei e le procuravano dei tumori, come dei bubboni che prima o poi scoppiavano, e avvelenavano chi aveva la sfortuna di trovarsi lì vicino in quei momenti.

La terra non sapeva più che fare. Ogni tanto sentiva che gli uomini, nella loro sete di conquista, provavano ad esplorare altri mondi e nei loro sogni di colonizzazione si spingevano fino alla luna, fino a Marte. E poi si chiedeva, perplessa, ma ormai rassegnata a non capire le loro follie, come da una parte fossero così audaci e preparati e pronti ad affrontare anche lo spazio e dall’altra proclamassero che lei era piatta!

La terra non sapeva più che fare e si sentiva soffocare, e pensava che la morte era vicina e le dispiaceva finire così, e non sapeva a chi chiedere aiuto, quando le venne in mente che c’erano i virus…

 

 

 

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