Erica, una voce dall’universo degli esami di maturità 2020

Rientrare a scuola, dopo tanti mesi. Salire le scale, sbirciare nelle aule. Tutto apparentemente uguale. Ma non è per niente uguale. Mancano loro. Manca il loro chiacchiericcio lungo i corridoi, su per le scale. Mancano le ragazze ammassate nei bagni a rifarsi il trucco, a nascondersi da una interrogazione. A piangere per una interrogazione andata male.

Nel corso di questi mesi sono tutti diventati delle tesserine, nel variegato mosaico di Meet. Dei pixel colorati. Una cosa del tutto diversa da prima, come diverso sarà questo esame, così asettico e distanziato, proprio nel momento in cui non avrebbero certo bisogno di distanza. Di un abbraccio, piuttosto. Ma non è ancora possibile. I ragazzi faranno gli esami in questa condizione mentale, tra ansia e paura. Una paura decisamente diversa dal solito.

Ne parla Erica, del Liceo Buratti. La sua 5C linguistico inizia gli esami domani, mercoledì. Ecco la sua riflessione.

“A volte nella vita ci troviamo davanti a situazioni assurde a cui pensiamo di riuscire a far fronte. Basti pensare a questi mesi passati dentro casa, molto spesso senza nessuno accanto. Piano piano, però ti ci abitui e ti rendi conto di come le cose possano cambiare da un momento all’altro, di come un patetico virus possa cambiare la vita di migliaia di persone. Questo lockdown ci ha fatto capire quali sono le cose che dobbiamo apprezzare, a partire dalle risate, dagli abbracci e da tutto ciò che riguarda le relazioni con gli altri. Avrei preferito passare questi ultimi giorni di scuola tra i banchi, con i miei compagni e con i professori che mi hanno vista crescere, cambiare e maturare. Avrei voluto godermi questi ultimi attimi insieme a loro, invece mi sono ritrovata a dover salutare la mia adolescenza da uno schermo di computer. Avrei voluto chiudere questo capitolo della mia vita in un altro modo, ma forse proprio questo mi aiuterà ad apprezzare molto di più le persone che incontrerò nella mia vita e a vivere a pieno ogni singolo attimo, perché è proprio vero: certe cose non ritornano più.”

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