Erasmus, Giorgia Fabbri: e poi dicono che è una vacanza…Esami e trasferta in Polonia

Giorgia Fabbri

In un batter d’occhio mi ritrovo già in periodo d’esami. Due mesi per un corso universitario sono molto più corti di quello che si pensa all’inizio. E così, da un giorno all’altro, mi sono qui a mordicchiarmi le unghie e a sbattere la testa sui libri. Anzi, sul pc, a quanto pare un mezzo molto più utilizzato dei libri nelle università svedesi. Questa faccenda del materiale universitario online è veramente pratica e utile e ti permette di risparmiare qualche soldo per i libri, ma è decisamente meno salutare per gli occhi. Finiscono così le serate di baldoria e iniziano le giornate a lavorare sulla presentazione in Power Point per il corso di inglese e sulla pronuncia e la grammatica svedesi (impossibili!). Chi è che ha detto che in Erasmus ci si diverte tanto e si studia poco? Bè, chiunque sia stato ha detto una gran stronzata e questo è il pensiero che io e molti dei miei compagni Erasmus abbiamo in questo periodo. Al concludere di queste settimane di “studio matto e disperatissimo”, tra una gastrite e l’altra, supero quasi senza problemi (quasi) l’esame di inglese. Non si può dire lo stesso per lo scritto di svedese, per me come per altri studenti. Insomma, dopo due mesi di corso intensivo ci presentano davanti un plico di fogli che farebbe invidia alla terza prova di un qualsiasi liceo, contenente esercizi su grammatica, lessico e produzione scritta svedesi che dovrebbero essere affrontati solo dopo almeno un anno di studi. Tranquilli, in Erasmus tutte feste e zero studio. Se non sei in Svezia.

Passati gli esami colgo l’occasione per regalarmi un piccolo viaggio in Polonia.

 

la fortuna di essere uno studente Erasmus è sicuramente poter approfittare dei tuoi colleghi universitari, anch’essi in Erasmus, per farti ospitare in altri paesi e scoprire così altre bellissime città e culture ancor più diverse. E poter poi ricambiare il favore. Così è già metà novembre quando parto alla volta di Varsavia e proprio lì c’è il mio amico David ad aspettarmi. Passiamo la prima giornata a visitare la capitale, senza ombra di dubbio una bella città, ma di cui noto subito le enormi differenze dall’Italia e ancor di più dalla Svezia. In Polonia si parla solo il polacco, l’80% delle volte che cerco di comunicare qualsiasi cosa in inglese con qualcuno ottengo in cambio degli sguardi tra lo spaventato e il diffidente ed è così che rispolvero il vecchio linguaggio a gesti dei bambini dell’asilo. A fine giornata, dopo aver assaggiato i cibi tipici polacchi, visitato il centro, i giardini e gli edifici più famosi della città prendiamo un treno diretti a Lodz, la città dove David sta trascorrendo il suo Erasmus. Ovviamente il costo dei mezzi è decisamente irrisorio rispetto a quello italiano e ancor più rispetto a quello svedese. Arrivati a Lodz le diversità si percepiscono a colpo d’occhio: a confronto con le città svedesi così ordinate e tranquille, mi ritrovo davanti ad una cittadina caotica e disordinata. Non ne comprendo bene il motivo, ma guardandomi intorno ho come una percezione di sporco. L’arrivo a casa di David è a dir poco traumatico: mi aveva già avvertito del fatto che la convivenza con altri tre ragazzi polacchi non era esattamente rose e fiori ed entrando mi rendo subito conto dello stato in cui versa l’appartamento. Cose ovunque, sporco, disordine. Per un attimo mi convinco di essere finita in qualche girone infernale a me sconosciuto. Poi lui mi racconta di quanto confusionari e incivili siano i suoi coinquilini polacchi. E io che pensavo che certe cose si vedessero solo nei film. Pile di piatti infinite, polvere e macchie, una doccia che ha quasi la capacità di farti sentire più sporco. “Io ci provo a sistemare almeno una volta a settimana, ma loro oltre a non fare nulla non riescono nemmeno a mantenere pulito ciò che io pulisco”, mi spiega David. E ci credo, anche perché il mio amico è tutto tranne che sporco e disordinato. Ok, non è che i ragazzi svedesi della nostra età siano tutti puliti e ordinatissimi, anzi: come tutti sanno il genere “studente maschio” tende a non essere esattamente un uomo di casa. Ma in confronto a questo gli appartamenti di altri coetanei sembrano risplendere.

I giorni seguenti ho l’occasione di visitare Lodz e conoscere i compagni di Erasmus di David. Ah, non tutte le case sono così sporche (grazie a Dio), ma a quanto pare i polacchi sono famosi per la loro igiene un po’ carente. A sentir parlare i ragazzi Erasmus del posto, non sembrano nemmeno molto amichevoli, vengono piuttosto dipinti come leggermente scontrosi, pazzi, un po’ violenti e razzisti. “Sempre meglio”, dico tra me e me. La città è comunque molto più organizzata e meglio asfaltata rispetto alle città italiane, ma questa non è più una sorpresa. Anche Lodz risulta essere, di giorno più che di notte, molto bella. Decorata da molte piccole statue nelle vie del centro e da bellissimi graffiti legali anche in alcuni dei quartieri più periferici. Passeggiando però percepisco un clima molto strano, per le strade, sulle facce dei passanti, nei modi di fare delle persone. Sembra un clima infelice, povero. Ma forse è solo la mia impressione.

I quattro giorni in Polonia passano tranquilli (e un po’ sporchi) e arriva il momento di tornare a casa, quella in Svezia ovviamente. Nonostante mi dispiaccia salutare di nuovo un caro amico, sono costretta ad ammettere che non mi dispiace lasciare la Polonia. Anzi, tra me e me sul treno verso l’aeroporto, non posso non pensare che non vedo l’ora di tornare nella cara, tranquilla, ordinata e pulita Svezia. La Svezia che piano piano in questi mesi si è creata un piccolo posto nel mio cuore.

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