Tre C: Cura, Creatività, Coraggio, che possono essere sintetizzate in una sola C, grande e onnicomprensiva. Tre C che erano state già indicate il giorno dell’insediamento lo scorso 3 novembre, e che ieri pomeriggio,17 marzo, sono state confermate e rafforzate, in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico 2025/2026. Il primo anno per la Rettrice, Tiziana Laureti, al vertice dell’Università della Tuscia. La C rappresenterà la stella polare, la chiave di riferimento per il quinquennio del suo mandato. Venti minuti per esporre nei dettagli il programma, presso l’Auditorium Carlo Azeglio Ciampi, dinanzi alle massime istituzioni politiche, amministrative, militari, di categoria e alla presenza dei Rettori di diversi atenei. Un discorso iniziato con l’analisi storica e culturale del momento che stiamo attraversando per poi calare nel particolare. “Scegliere l’università – ha sottolineato – è scegliere gli strumenti perchè spesso ciò che trattiene non è la mancanza di talento ma il peso di barriere culturali e sociali”. “In questi giorni – ha aggiunto – i primi monitoraggi sembrano indicare una flessione nazionale degli studenti intorno al 2 per cento, un calo che risente certo della crisi demografica, ma che denota pure una incapacità più profonda nei percorsi di accesso allo studio e al lavoro. Solo il 52 per cento dei neodiplomati si iscrive all’università e la quota negli anni successivi scende al 34. E’ il segno di un malessere che inizia prima dell’iscrizione all’ateneo. In altre parole, perdiamo competenze prima ancora di poterle formare. Nell’anno accademico 2025/2026 la nostra università fa registrare una crescita, quasi dell’uno per cento di matricole e di circa il cinque di iscritti. Sono dati che ci incoraggiano e insieme ci responsabilizzano. Ed allora ecco che Cura significa occuparsi al meglio degli studenti”, con Coraggio e Creatività, le altre due C. “Negli ultimi anni la nostra università è cresciuta in modo significativo e siamo al centro delle nuove sfide che la società ci pone dinanzi”. “Dobbiamo costruire una capacità interna di progettazione per trasformare il merito in continuità d’eccellenza di sistema. In definitiva, dobbiamo costruire alleanze nuove, mettere in rete le esperienze, condividere strumenti, costruire principi per governare le trasformazioni tecnologiche senza rinunciare a responsabilità”. Un pacchetto di lavoro che magari in questo momento rischia di essere condizionato da avvenimenti geopolitici, come ha rilevato il giornalista e storico, Paolo Mieli, invitato da Unitus a tenere una lectio magistralis. “Non sono tempi questi – ha rilevato – che si fermano in due settimane. Una pace non sarà fissata in un giorno solo, ma sarà costruita di anno in anno e arriverà soltanto quando saranno riconosciuti le ragioni e i torti degli altri”.





























