Economia della Tuscia ancora indietro rispetto al Paese

Luciano Costantini

Come va la salute della Tuscia? Alla Camera di Commercio si celebra la sedicesima Giornata dell’Economia. Vengono prodotti i dati relativi al 2017, nella circostanza sono correlati ad un decennio -2008/2010- che è quello della lunga, interminabile crisi. Ebbene la risposta è assai difficile perché la lettura finale dei numeri è laboriosa e variamente interpretabile anche se un dato emerge inequivocabile: dal tunnel non siamo usciti in quanto la disoccupazione è drammaticamente immobile, la ricchezza (si fa per dire) è di molto sotto la media nazionale, l’industria e il commercio sono in panne così come l’edilizia e l’export non è più in grado di tirare se non esclusivamente sulle ruote della ceramica. Il presidente, Domenico Merlani, cerca di volare oltre i chiari e gli scuri: “Le imprese ci sono e sono vive pure se moltissime chiudono, molte aprono, altre si modificano”. L’illustrazione delle slides spetta al segretario generale, Francesco Monzillo, che spiega i dati dello scorso anno e spesso li mette in relazione a quelli del decennio. In pillole: il Pil viterbese è cresciuto dell’1,5% tra il 2016 e il 2017 (1,9% il Lazio, 1,9% l’Italia); le esportazioni sono calate del 3,4% (-2,2% agricoltura, -9,4% industria alimentare, -18% tessile e abbigliamento), ma +5% per la ceramica che rappresenta un quarto dell’intero settore export. E poi, il reddito pro capite in provincia di Viterbo è di 18,89mila euro rispetto ai 25,5mila medi del resto del Paese. Il numero delle imprese nell’ultimo anno è salito dell’1,1% con un +1,1% in agricoltura, +2,6% per alloggi e ristorazione e uno +0,3% nel commercio. Nota eternamente dolente quella dell’occupazione. Il tasso dei senza lavoro si attesta al 13%, che vuol dire 12,2% per i maschi e 14,1% per le femmine. La disoccupazione giovanile è inchiodata al 31,1%. Il comparto del credito dice che le sofferenze bancarie sono diminuite, che si sono incrementati del 6,6% i depositi e che gli impieghi sono aumentati da parte delle famiglie (+2,7%), però non da parte delle imprese (-2,2%) e per gli altri settori (-10,6%). Che vuol dire? Che qualcosa le famiglie hanno investito, molto meno i soggetti che potrebbero produrre reddito. E, dunque, occupazione. Il segretario Monzillo prova a sintetizzare la dinamica degli ultimi anni: “Il quadro non è molto ottimistico, ma migliore di quello di qualche tempo fa”. Magari può anche essere consolante. Comunque una chiamata per tutti a rimboccarsi le maniche. Nell’Auditorium della Camera di Commercio è schierata almeno mezza Giunta comunale di Viterbo. I numeri parlano chiaro. “Il neo assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico, Alessia Mancini, promette un lavoro a tutto campo: “E sono sicura che cresceremo”. Il consigliere regionale, Enrico Panunzi, suona la sveglia: “Occorre un sistema più rapido di interventi e la determinazione a fare squadra. Io certo non mollo”. Tiziana Laureti, docente di Statistica Economica all’Università della Tuscia, presenta un interessatissimo studio sul turismo: alla fine emerge che il 98% di coloro che hanno visitato Viterbo e la Tuscia, tornerebbe volentieri. Smentire tutti sul campo sarebbe un peccato. Ancora una volta.

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