Coldiretti: Ungulati selvatici, ancora devastazioni, stavolta nell’Alta Tuscia

Oltre alla siccità, alle gelate, alle grandinate e ai prezzi dei prodotti che spesso calano, nonostante si tenti assiduamente di difenderli in ogni modo, gli agricoltori continuano a dover fare i conti anche con le orde barbariche di ungulati selvatici riprodottisi a dismisura e senza piani di controllo e monitoraggio, che ormai colonizzano tutte le campagne della Tuscia, provocando ingenti danni anche alle persone, oltre che alle colture, con pesantissime ripercussioni sul mondo del lavoro e sull’agroalimentare locale.
Ormai sono presenti branchi di animali selvatici che devastano tutto e che annullano il duro lavoro di chi tenta di produrre cibo sano e buono, per famiglie e bambini. La burocrazia è totalmente ingessata e ad oggi non ci sono neanche notizie certe su quelli che possano essere i numeri relativi alle presenze di animali selvatici sul territorio.
Per non parlare dei canidi e degli incroci di lupi con i canidi, ormai liberamente a spasso per i territori, con rischi e pericoli fortissimi anche per le persone. Chi ha seminato, spesso non ha raccolto nulla o ha dovuto riseminare, spendendo molto di più. Orde di cinghiali, daini e caprioli hanno letteralmente steso ogni pianta di cereali e altro.
La teoria per la quale sarebbe l’uomo ad aver antropizzato le zone nelle quali vivono gli animali selvatici fa ormai acqua da tutte le parti, poiché la storia ci insegna che vi sono stati spostamenti ingenti di specie animali anche di lunghissimo raggio, dovuti all’eccedenza impressionante degli stessi in alcuni areali, che ha causato una totale assenza di cibo per gli stessi, così come dimostrato dai flussi di movimento degli stessi, monitorati con appositi meccanismi. La verità assoluta ed inconfutabile è che, come accadeva in passato, animali selvatici e uomo possono tranquillamente convivere se esiste una gestione razionale dell’ecosistema, che in questo caso è messa in grave pericolo dalla politica, da tempo incapace di gestire la situazione dal punto di vista tecnico e chiusa in un silenzio assordante ed inquietante.
Oltre a ciò, i fondi della Comunità europea, che potrebbero alleviare il male, sono ancora per la maggior parte bloccati per problematiche di vario tipo sulle quali nessuno osa prendere posizione o non arrivano per un meccanismo contorto di burocrazia, inefficienza e mancanza di progettualità.
Andando avanti così, saremo costretti ad importare sempre più cibo dall’estero, di scarsa qualità ed ottenuto con disciplinari labili ed incerti, che permettono l’utilizzo di sostanze spesso anche cancerogene. “Coldiretti dice basta – commentano il Presidente Pacifici ed il Direttore Frau – siamo saturi, stiamo mandando un settore alla deriva e non per colpa dei nostro imprenditori agricoli, ormai definibili come quasi eroici. Chi deve dare progettualità e concretezza la dia e noi agricoltori, come sempre, svolgeremo il nostro compito con coscienza e fermezza. Il tempo è scaduto.”

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