C’era una volta: iniziano tutte così le belle favole. E questa è una di quelle. Anthaia nel Pian della creta però è una favola vera, trasformata in impresa. Tanto bella da essersi qualificata alla finale del premio “Cambiamenti” della Cna nazionale, area Lazio-Sardegna. E con un finale ancora da scrivere. Siamo a Vetralla, si parla di un’azienda agricola con protagonista una bambina etrusca simbolo della gentilezza, che si trova sul percorso della via Francigena e che va a braccetto con una seconda azienda poco distante, il ristorante Da Benedetta. Due realtà associate alla Cna di Viterbo e Civitavecchia che a breve si uniranno per diventare una cosa sola.
Per capirne di più però la favola va raccontata. A farlo è una delle protagoniste, Chiara Porcari. “Il ristorante Da Benedetta – dice – è nato nel 1959 dalla bisnonna e dalla nonna di mio marito Enrico Pasquinelli”. È proprio lui oggi il titolare, si occupa di fare la pasta e preparare i piatti. “Crearono questa attività con sacrifici e puntando sulla qualità. Nel 1996 sono arrivata io: ho riorganizzato gli spazi, un lavoro che ha dato i suoi risultati negli ultimi 10 anni”.
Chiara è radiologa e lavora in Alto Adige. Poi è arrivato il Covid ed è stato una sorta di spartiacque: come andare avanti? Il ristorante si è sempre distinto, oltre che per i piatti, per la convivialità, l’accoglienza e la gentilezza. Dentro c’è una vera e propria piazzetta con gli scorci di Vetralla dove si sono svolti spettacoli di teatro, lirica e laboratori per bambini. E qui parte la seconda fase. “Sogno un luogo condiviso, di inclusione – continua Porcari – e legato ai ragazzi con disabilità. Anthaia è nata come parco a tema etrusco dopo il Covid. La bambina etrusca porta avanti il tema della gentilezza, dietro c’è una storia e nel personaggio si trova ciò che sono anche io. Sono presenti pannelli montessoriani, nel bosco si dà il via a una ricerca di segni che portano a una tavoletta di terracotta dove si scopre che Anthaia è una principessa. È dunque un percorso, insieme a una storia che si sviluppa dentro il bosco”.
Qui Chiara accoglieva le famiglie e si gustavano i piatti del ristorante tramite il discorso del delivery, necessariamente in voga in quel periodo. “Le due realtà sono legate come visione – spiega – ma non ancora in maniera burocratica. Ho voluto aspettare che mio figlio, Marco Mattia Pasquinelli, diventasse maggiorenne: ora lui è il titolare, io sono socia e il parco è diventato un’azienda agricola. Ora portiamo l’attività di ristorazione nel mondo agricolo: abbiamo la vendita dei prodotti, l’oleoturismo e ad aprile apriremo come fattoria didattica, dando un valore diverso al parco”.
Per il momento ci sarà un percorso sensoriale, ma la visione globale è più ampia. “Vogliamo far capire che dietro all’azienda ci sono competenze e desiderio di far crescere il territorio. Ci saranno percorsi con le scuole, a partire dalla materna. Poi abbiamo in mente di realizzare il progetto serra: l’obiettivo è occuparci di piante aromatiche da essiccare ed etichettare insieme ai ragazzi disabili”.
Quindi, l’ultimo tassello del mosaico. “Contestualmente il ristorante diventerà osteria, dove al prodotto dell’azienda si aggiungeranno quelli di altre selezionate sul territorio. Sarà un’attività multi servizi”.
Marco Mattia ha seguito un corso di imprenditore agricolo e oleoturismo, la mamma Chiara lo supporta anche con il suo background, il papà Enrico dovrà portare avanti il discorso sui sapori. Sarà tutto operativo ad aprile, ma il quadro nel suo insieme si concluderà nel giro di un paio di anni. “Quando diventerà una cosa sola – conclude Parcari – l’impresa sarà a nome di mio figlio, io resterò come socia”.
Trattandosi di una favola, Anthaia non poteva non essere nel paese delle fiabe, Sant’Angelo di Roccalvecce. Tutto made in Vetralla: a realizzare l’installazione, con stucco e resine da esterno, ospitata su pannelli di gres porcellanato, un paio di anni fa è stata l’artista Lidia Scalzo. Riporta questa frase: “Sii gentile e di buon cuore, costruisci ogni giorno un mondo migliore”. Le stesse caratteristiche su cui puntano da quel lontano 1959, che poi era l’incipit della favola, il suo “c’era una volta”.


























