Chiara Valeri: quando la Tuscia è l’ispirazione

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Lasciarsi ispirare dalla propria terra, attingere a un mondo che è allo stesso tempo reale e poetico, elaborando un’idea precisa su cui lavorare giorno dopo giorno. Tutto ciò succede quando a creare è Chiara Valeri, designer industriale con la passione per la pittura. La sua è un’arte contemporanea che deve molto al suo territorio. “La Tuscia è un concentrato della mia arte. Terra piena di storia e contaminazioni artistiche, è fonte di ispirazione per la creazione dei miei lavori, apparentemente lontani dalla tradizione. Della Tuscia mi affascina l’aspetto storico, il paesaggio, la tradizione classica e il tentativo, peraltro riuscito, di sviluppo dei linguaggi contemporanei”.

Nata a Roma ma cresciuta a Civita Castellana, dove ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte diplomandosi in Maestro della Ceramica, ha proseguito i suoi studi all’Accademia delle Belle Arti di Roma laureandosi in Scenografia teatrale e cinematografica. Conclusi gli studi ha iniziato ad interessarsi sia alla ceramica artistica appassionandosi alla forma e al decoro, sia alla realizzazione di Scenografie Teatrali. Nel 1997 inizia la sua esperienza lavorativa nel campo del Design Industriale e dell’interior design con l’apertura dello Studio Valeri. In questi anni ha collaborato con le maggiori aziende del comparto della ceramica industriale civitonica e parallelamente si occupa di pittura e illustrazioni”.

L’arte l’ha nel sangue, fin da quando era piccola. “La passione per l’arte è nata molto tempo fa, grazie a mio padre, anche lui artista e docente alle Belle Arti di Roma, scomparso di recente, con il quale ho condiviso la passione per l’arte moderna, l’arte informale di Burri e Afro, l’espressionismo astratto di Jackson Pollock. È stato naturale avvicinarmi a questo mondo, agli esordi, quindici anni fa. I segni in china di piccole dimensioni, esploravano la natura inoltrandosi nei fondi colorati, successivamente il messaggio onirico ha coinvolto il mondo infantile con paesaggi e luoghi (non luoghi) acromatici.  Prediligo l’uso della china che uso come un ricamo, su una base di colore di diversi materiali, acrilici, tempere, acquerelli”.

Le sue in apparenza sono opere che sembrano non riflettere il territorio. Ma scavando affondo, molto si ritrova del suo vissuto nella Tuscia. “Gran parte del lavoro di design è concentrato sul territorio e ha riguardato la ceramica, sia artistica che industriale, in rapporto molto stretto con le origini e con la storia. La mia arte, in superficie, non sembra rispecchiare il territorio, le mie opere si ispirano ai grandi illustratori americani dei primi del ‘900, ogni quadro è una breve narrazione, un fiume di piccoli racconti. Ma approfondendo, si possono trovare influenze del mio vissuto, delle mie origini, nel racconto, nelle trame e nelle tecniche di pittura”. 

Della Tuscia ha una visione in chiave contemporanea, molto distante dal passato. “Rispetto al passato, quando l’omologazione culturale ottundeva pallidi tentativi di rinascita, la visione contemporanea del nostro territorio é caratterizzata da una qualità diffusa, che unita ad un’attenta scelta di progetti artistici e culturali crea il processo dei linguaggi e dell’aumento esponenziale, al di fuori di sciocchi personalismi identitari, a vari livelli, di individui “contaminati dalla qualità”. Questa contaminazione risulta ancor più evidente quando si creano le fondamenta per la nascita, evidentemente necessaria, di una rete culturale e artistica”.

I suoi sono dei lavori profondi, figure estreme basate sul decorativismo, ognuna con una propria storia. “Definirei le mie opere illustrazioni artistiche con un’ossessione per il decorativismo, ogni mio lavoro è un piccolo racconto, una novella. Sono appassionata dei grandi illustratori americani dei primi del ‘900, da Charles Addams a Edward Gorey, artisti famosi per il loro stile macabro e per l’humor nero. Dai loro lavori traggo spunti e ispirazione. Le mie sono figure estreme, visioni irreali che si fondono con l’inconscio. Adoro estremizzare le forme fino all’eccesso, sulla tela porto la parte oscura delle mie emozioni interiori, metafore dell’esistenza, rabbia, paura, sogno”.

Di recente Chiara ha realizzato una personale presso l’edizione 2016 del Civita Festival, che si è svolto nel mese di luglio a Civita Castellana, dove ha potuto esporre tutti i suoi lavori dall’inizio ad oggi. Una mostra nata non solo con lo scopo di rappresentare i propri lavori ma con un obiettivo ben preciso rivolto al futuro: creare una start-up per offrire un’opportunità lavorativa ai giovani della Tuscia. “Grazie  al direttore artistico del Civita Festival Fabio Galadini e all’amministrazione comunale di Civita Castellana ho potuto realizzare una mia personale all’interno della manifestazione, che ha portato in luce tutto il mio percorso artistico dai primi lavori ad oggi. Gli ultimi lavori sono una sintesi di tutto il mio percorso e l’esordio di una nuova avventura che vorrei intraprendere: quella dell’editoria e dell’illustrazione. Mi piacerebbe raccontare storie popolari, antiche leggende del territorio. Infine ho in progetto di trasformare i miei personaggi da semplici icone grafiche, a manufatti sartoriali con l’opzione di una start-up di sartoria sociale da realizzare nel nostro territorio, creando, lo spero e ci credo, un opportunità lavorativa per i giovani della Tuscia”.

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