Cheiko Hata: “Tuscania fucina di talenti della musica classica”

di Paola Maruzzi

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Tuscania si prepara a mettere a dimora un progetto di musica classica di calibro internazionale: dal prossimo settembre, lo storico Palazzo Giannotti accoglierà l’Accademia delle Arti, un centro stabile di alta formazione e produzione artistica rivolto in particolare alle giovani generazioni (l’interesse solleticato ai conservatori e ai licei musicali dell’alto Lazio, tra cui il Santa Rosa di Viterbo, va appunto in questa direzione).

Non è la prima volta che il piccolo comune della Tuscia viene scelto come meta elettiva da visionari imprenditori non autoctoni. Nel 2010 il veneto Rossano Boscolo ne aveva fatto un fiore all’occhiello dell’alta cucina con il Campus Etoile Academy che, nonostante la parabola di successo, ha chiuso i battenti da qualche anno.

Questa volta la scommessa è di tutt’altra natura e ha iniziato a germinare oltreoceano: di ritorno dal Texase Cheiko Hata, musicista italo-giapponese, ha scelto di seguire una bussola istintiva. E, si sa, Tuscania, con i suoi atelier internazionali (Kokocinski, per dirne uno) e i giri di cineprese di tanti maestri del cinema, ha un posto d’onore nella cartografia delle arti.

Come nasce l’idea di creare un nuovo polo formativo della musica classica?

Non è solo il Texas ad aver segnato il mio percorso, ma anche la mia esperienza a Yale. Ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio e, a dire il vero, non avrei mai pensato di poter essere accettata. Avevo circa trentadue anni e per me è stata un’esperienza bellissima. Ho vissuto il campus dall’interno, conoscendo da vicino il modo in cui è organizzata l’università e ho avuto anche l’opportunità di insegnare chitarra agli studenti undergraduate. A Houston, invece, ho trovato un ambiente sempre curioso, aperto e accogliente. Mi ha colpito la disponibilità delle persone, la voglia di conoscere e di confrontarsi, e il clima positivo che ho respirato fin dal primo momento.

Queste esperienze mi hanno anche fatto mutare idea sul significato del cambiamento. Ho capito che non esiste un’età giusta o sbagliata per cambiare vita, né un momento oltre il quale sia troppo tardi per ricominciare. Se si ha il coraggio di mettersi in gioco, si può sempre iniziare un nuovo percorso e costruire qualcosa di diverso.

Perché proprio Tuscania?

Nel 2003 Stefano Palamidessi era il manager dell’Orchestra Sinfonica di Roma. In quegli anni l’orchestra portò a Tuscania diverse produzioni sinfoniche e operistiche e la città viveva un periodo davvero ricco di musica. L’attuale sindaco, Fabio Bartolacci, ricorda ancora con entusiasmo quell’atmosfera e il fermento culturale che si era creato. È stato proprio in quell’occasione che ho avuto la possibilità di suonare come solista con l’orchestra, in un concerto dedicato ai giovani talenti. Per me è stato un momento importante, che ricordo ancora con grande affetto. Dopo più di vent’anni siamo tornati a Tuscania e chiacchierando con il sindaco, sono emersi tutti i ricordi. Siamo partiti semplicemente spinti da un ricordo, che abbiamo poi scoperto che era anche nella memoria del sindaco. Durante il Festival poi parlando con la gente abbiamo capito che era nella memoria di tanti tuscanesi.

 

La controtendenza a decentrare dalle grandi città l’offerta culturale è ormai una prassi consolidata, ma rimane un salto nel vuoto. Cosa ne pensa?

Un progetto di tale portata implica sempre delle incognite. Grazie al supporto di un’importante fondazione, contiamo di mettere a budget 80 mila euro che contribuiranno a costruire un sistema formativo accessibile per tutti coloro che dimostrano interesse, impegno e talento. La musica non deve essere un privilegio, ecco perché i nostri corsi propedeutici, fino ai 13 anni, saranno gratuiti, con la possibilità di prendere strumenti in comodato d’uso. Per quanto riguarda le dimensioni piccole e “periferiche” del contesto in cui abbiamo scelto di radicarci, sono convinta che saranno il nostro grande vantaggio. Bisogna ragionare in modo esteso sul territorio, dal liceo musicale di Civitavecchia al conservatorio di Terni. Il nostro obiettivo è fare leva sui giovani studenti, far capire loro che il mestiere del musicista è fatto di concrete opportunità, che l’opera, la musica da camera e l’attività sinfonica hanno una dimensione reale e lavorativa. Vogliamo che i giovani escano fuori, che possano suonare, esibirsi, confrontarsi con il pubblico. 

La musica classica è tutt’altro che da museo, come direbbero i non addetti ai lavori.

Per una fascia medio-alta la musica classica continua a vivere e a generare emozioni. Un discorso diverso andrebbe fatto per educare la collettività a questa forma d’arte. Bisognerebbe iniziare dalla scuola dell’infanzia, un po’ come accade nel mondo asiatico. Penso che quando si getta un seme in un terreno fertile, prima o poi i frutti arrivano. Questo è accaduto con il Tuscania Summer Festival, alla sua seconda edizione: abbiamo osato mescolando un format di alto livello con l’accessibilità e la popolazione ha risposto positivamente. L’anno scorso, l’emozione del concerto di chiusura alla Basilica di San Pietro è come se avesse siglato un patto con i tuscanesi. Quest’anno ci saranno orchestre da tutto il mondo, tra cui una koreana composta per metà da non vedenti. Grande spazio verrà dato alla chitarra classica, che rimane l’icona del Festival.

Nei prossimi anni ci dovremmo abituare a vedere giovani musicisti aggirarsi per il paese?

Ce lo auguriamo e speriamo che arrivino anche dall’estero. Abbiamo già avuto studenti dalla Cina. Vorremmo fare delle residenze per le produzioni, andando a toccare tutto ciò che ruota attorno alla musica classica, dalla scenografia ai costumi. Mi piace immaginare l’impatto sociale che l’Accademia delle Arti può avere sul territorio. D’altronde Palazzo Gionnotti è di proprietà del Comune, ci viene naturale pensare che la nostra attività debba avere delle ripercussioni positive sulla comunità.

Qual è la prima cosa che ha fatto quando deciso di misurarsi con questo nuovo progetto?

Ho comprato casa. Ho bisogno di vicinanza, di coltivare rapporti, di lavorare instancabilmente al progetto. Non mi spaventa fare sacrifici: l’ho imparato dalla musica. Al lato materne, giapponese, devo forse una certa propensione alla disciplina. Per la musica ho fatto tante rinunce, ma non mi è mai pesato. A vent’anni quando le miei amiche partivano in vacanza, io sceglievo di risparmiare qualcosa per pagarmi la chitarra. Se ci penso bene non ho mai amato andare in vacanza. Ancora oggi preferisco stare a casa, a studiare e a suonare.

Palazzo Giannotti_ Accademia delle Arti

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