Biblioteca Comunale degli Ardenti, lo stato della ricerca, della conoscenza e dei processi in corso

La trasparenza è un dovere delle istituzioni, e la biblioteca non può esimersi da questo compito. Un ente che aspiri a essere la casa di ognuno, deve condividere gli obiettivi, i traguardi, e anche, come abbiamo spesso fatto, le sue difficoltà. Dopo la comunicazione relativa alle acquisizioni librarie, prendo nuovamente l’iniziativa per parlarvi di un progetto partito nell’estate 2020 e che è doveroso presentarvi, perché rappresenta un tassello importante che riguarda la storia di tutti i cittadini di Viterbo e della Tuscia.

Mi sto riferendo al progetto di indicizzazione e valorizzazione dei manoscritti della Biblioteca Comunale degli Ardenti, un progetto che ha richiesto prima un’attenta pianificazione, poi una lunga fase di ricerca di finanziatori e ora una accorta esecuzione. In questa sfida – perché sia chiaro, si tratta di una vera sfida più che di un progetto – siamo stati generosamente affiancati dalla Fondazione Carivit che ha condiviso con noi la bontà dell’intento e le modalità del raggiungimento di un obiettivo di civiltà e di altissimo valore culturale, civile e storico.

Il progetto ampio e a lungo termine, che nella sua prima fase durerà un anno, prevede la realizzazione di un indice informatico dei manoscritti che possa permettere a tutti di conoscere e orientarsi da remoto entro il nostro grandissimo patrimonio archivistico.

Ci tengo a precisare però come il nostro Archivio Storico non sia un piccolo insieme di carte, ma al contrario, per mole e importanza, rappresenti senz’altro uno dei più grandi dell’Alto Lazio. Viterbo è stata nei secoli un punto nevralgico dell’amministrazione politica ed economica, e proprio in virtù di questa sua importanza strategica, anche quello che era ed è il simbolo della memoria del potere, ovvero l’archivio comunale, è andato man mano crescendo, diversificandosi, espandendosi. Ma l’Archivio Comunale, patrimonio della Biblioteca degli Ardenti, è solo una parte di questo che in termini tecnici viene definito un “superfondo”.

Sono confluiti infatti all’interno dell’Archivio numerosissimi codici manoscritti, documentazione di conventi soppressi, corali, messali, statuti di città limitrofe, ma anche importantissime donazioni private, come quelle di Giuseppe Bustelli, di Giovanni Signorelli, di Cesare Pinzi, di numerose famiglie nobili e poi la documentazione dell’Accademia degli Ardenti, quella delle antiche Confraternite e quella delle Opere Pie. Inoltre, ed è questa una vera e propria riscoperta, anche la Biblioteca Provinciale “Anselmo Anselmi” aveva una propria sezione d’archivio, composta da ben oltre 300 volumi manoscritti. Un tesoro quindi, che ha bisogno di essere conosciuto, riscoperto, e soprattutto ha bisogno di cure amorevoli e costanti, di un’attenzione quotidiana che passi da azioni quali lo spolverare i volumi, fino a identificarne i bisogni specifici: dalla programmazione di restauri, fino all’acquisto di apparecchiature specifiche per controllare temperatura, umidità, ma anche la scelta di contenitori idonei e specifici per far sì che questo ingente patrimonio possa essere traghettato alle future generazioni.

I primi mesi di questo progetto sono stati forse i più duri: si è dovuto movimentare una mole incredibile di libri e documenti, perché – per scelte che tutt’oggi non comprendo – una parte del patrimonio archivistico era stato allocato in malsani ambienti posti al piano terra di Palazzo Santoro. Si è trattato quindi di riscoprire, salvare e riposizionare oltre duecento metri lineari di Archivio. Non si è trattato per altro di un lavoro automatico, lineare e semplice perché a complicare il tutto concorrevano sia le condizioni di Palazzo Santoro, le cui coperture sono interessate da periodiche infiltrazioni di pioggia, sia l’assenza di un ascensore (per la cui istallazione abbiamo vinto un apposito bando della Regione Lazio). Successivamente a questa fase, e basandoci su alcuni cataloghi già disponibili, si è passati a ricontrollare, manoscritto per manoscritto, documento per documento, tutto il patrimonio: un lavoro immenso che è ancora in corso, e che, volendo essere ottimisti, richiederà ancora almeno un anno di lavoro.

Ma il risultato è del tutto incoraggiante e per certi aspetti commovente. Ora l’Archivio è salvo, collocato in ambienti al primo piano, asciutti, ben areati, dotati di allarmi e sistemi di controllo, al sicuro quindi da tutte quelle condizioni che potevano metterne a repentaglio l’esistenza stessa. Ma il passato è passato, e ora la nostra storia è salva, ma è salva grazie, oltre che al lavoro indefesso del personale, del responsabile del progetto e agli sponsor privati.

In primis debbo – anzi, dobbiamo – dire grazie alla Fondazione Carivit, che con il suo sostegno ha reso possibile immaginare e varare un simile progetto, con uno stanziamento che ci ha permesso di offrire lavoro a personale altamente qualificato, che porta avanti quotidianamente questo lavoro di salvataggio. Ma il mio ringraziamento va anche a chi ci ha soccorso in itinere, dimostrando una generosità fuori dal comune e una sensibilità estrema per le sorti della nostra storia. Ecologia Viterbo, Lazio Crea, Primapaint S.r.l, Grazini Traslochi, Avv. Antonio Delli Iaconi e all’Ing. Fabrizio Purchiaroni: questi sono i nomi delle aziende benefattrici e dei singoli benefattori, i cui nomi oggi campeggiano su un pannello istallato a Palazzo Santoro, come segno della nostra riconoscenza, e speriamo, quella di tutta la cittadinanza.

Perché grazie al coinvolgimento di questi sponsor la Biblioteca ha potuto acquistare 750 faldoni in cartone deacidificato, specificamente progettati per mantenere e conservare nel migliore dei modi i materiali d’archivio, i manoscritti e i carteggi. Alla fragilità del nostro passato, questi benefattori, hanno voluto rispondere con la solidità di una mano tesa, con un aiuto concreto. Inoltre la nostra gratitudine è attestata oggi plasticamente dal posizionamento su ogni faldone di etichette che lascino una traccia durevole di questa importante operazione di mecenatismo privato. In questo modo ognuno potrà riscontrare con mano ciò che ha fatto per la comunità, e ogni studioso che visiterà le nostre sale conoscerà il nome di chi ha permesso il salvataggio di questo inestimabile patrimonio. Il bene che si fa alla comunità va attestato, testimoniato e raccontato. Se oggi il patrimonio dell’Archivio Storico della Biblioteca Consorziale è al sicuro, lo si deve a questo impegno così lungimirante e che riempie noi come biblioteca, ma credo tutti voi come utenti, di gratitudine e commozione.

Non appena le condizioni della pandemia lo permetteranno, e nel pieno rispetto di norme e regole di comportamento, saremo felici di potervi ospitare nelle sale del nostro Archivio Storico per permettervi di vedere direttamente l’importante lavoro messo in atto, e poter fruire in prima persona di qualche tassello di quella storia che ci rende oggi una Comunità, e che appartiene a tutti noi, e che a tutti noi deve essere comunicata, spiegata, in modo da farci sentire ancor di più parte di una grande comunità che proprio nella storia e nella cultura si riveda e si rispecchi.

Paolo Pelliccia
Commissario straordinario Biblioteca Consorziale di Viterbo

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