All’Orto Botanico, il Roseto una ricchezza da tutelare, dei 250 esemplari ne restano solo 69

di Donatella Agostini

A Viterbo, nelle vicinanze delle sorgenti termali di Strada Bagni, si trova un Eden silenzioso e bellissimo, dove cittadini e turisti possono ritemprarsi, passeggiare e riempire animo e pensieri di bellezza. È l’Orto Botanico, struttura sorta nel marzo del 1991, da un’idea del primo Rettore dell’Università della Tuscia, il prof. Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, e dall’iniziativa del prof. Angelo Rambelli, fondatore e suo primo direttore. Persona di rara tenacia, Angelo Rambelli si impegnò allora con tutte le sue forze perché sull’area individuata sorgesse questo piccolo paradiso – anche se le caratteristiche chimico-fisiche del terreno rendevano l’impresa estremamente difficile – e riuscì nel suo intento, anche grazie alla professionalità e all’impegno dei suoi collaboratori. Oggi l’Orto Botanico “A. Rambelli” è una preziosa realtà: sei ettari di mille sfumature di verde, suddivisi per aree tematiche e per zone di provenienza geografica delle piante. Ruscelli, laghetti, serre tropicali e aiuole di fiori, di ogni colore, forma e profumo. Ad accogliere i visitatori, in prossimità dell’ingresso, il cuore stesso dell’Orto Botanico: il magnifico Roseto con il romantico Tunnel delle Rose. Passeggiare nel Roseto è un’esperienza sensoriale unica, tra petali delicati e multicolori, e profumi che parlano direttamente alla parte più profonda di noi. Oggi il Roseto si trova in difficoltà, e deve essere sostenuto per poter continuare a vivere e a dispensare bellezza. Ne parliamo con la dottoressa Monica Fonck, curatore dell’Orto Botanico, che ci illustra il progetto “Rosa, Regina dei Fiori” che è nato a sostegno. Dottoressa Fonck, perché il Roseto sta soffrendo? «Il Roseto soffre perché le rose sono ancora quelle messe a dimora all’inizio, che cominciano ad accusare l’età», ci spiega. «Inoltre ci sono dei problemi legati al tipo di terreno sul quale crescono». Il roseto è situato su una piattaforma di travertino, sulla quale all’epoca si dovette stendere un letto di terriccio idoneo, visto che quello calcareo presente naturalmente nel luogo era ed è inadatto alla loro coltivazione. «Malgrado questi accorgimenti, nel tempo molte specie hanno finito per soccombere, a causa anche delle piante infestanti che ne hanno soffocato le radici. All’inizio il Roseto vantava ben 250 esemplari di rose, attualmente ne restano soltanto 69, in condizioni più o meno precarie». Di qui, la mobilitazione a difesa della ricchezza rappresentata dal Roseto, e la nascita del progetto “Rosa Regina dei Fiori”. «Il progetto consiste in una serie di attività attraverso le quali raccoglieremo i fondi destinati alla realizzazione del nuovo Roseto. La raccolta sta avvenendo sia tramite semplici donazioni con bonifico, sia attraverso la partecipazione ad una serie di eventi che organizziamo durante tutto questo anno 2020». Il progetto, iniziato sul finire del 2019, ha visto finora il susseguirsi di numerosi seminari, che hanno declinato la rosa da ogni punto di vista. «Dopo il seminario sulle rose dal punto di vista botanico, tenuto dal prof. Luca Santi, si è svolto quello di un grande esperto nel campo, Carlo Carulli, che ha trattato le rose dal punto di vista storico, trattando in particolare quelle descritte da Plinio. Successivamente abbiamo avuto l’intervento di Antonello Santelli, tecnico del roseto comunale di Roma, che ha parlato delle esigenze delle rose da giardino. Nel prossimo week end sono previsti diversi seminari: venerdì 21 febbraio, Tiziana Michelini parlerà dell’evoluzione delle rose nella storia. Sabato 22 ci sarà un seminario, a cui parteciperò io insieme a Sabrina Tempesta, Giorgio Chioccia e Tiziana Vona, in cui parleremo diffusamente del roseto dell’Orto Botanico, e lo stato di fatto in cui si trova. A seguire, la partecipazione di Slow Food per parlare dell’impiego delle rose nell’alimentazione». I seminari prevedono anche momenti pratici e laboratoriali, estremamente utili e divertenti per gli appassionati. Partecipare significa apprendere, divertirsi e contribuire fattivamente alla realizzazione del nuovo Roseto, che troverà posto nel luogo in cui si trovava il precedente, come un sontuoso biglietto da visita della bellezza contenuta nell’intero Orto. «Appena arriva, il visitatore deve avere subito la percezione della bellezza dell’Orto Botanico. C’erano aree più adatte per impiantare il nuovo Roseto, magari per la tipologia del terreno, ma rimanevano in posizione troppo marginale e non avrebbero sortito lo stesso effetto. Le piante che stanno ancora relativamente bene, lo stesso Tunnel, rimarranno a dimora. Sarebbe stato un peccato spostarle». Il progetto “Rosa, Regina dei Fiori” prevede la realizzazione di strutture rialzate, riempite di terriccio idoneo, tali da eliminare le problematiche attuali. Anche il sistema di irrigazione sarà innovativo e consentirà risparmio di acqua e di manodopera. «Vorremmo arrivare a disporre complessivamente di 250 varietà di rose, il numero presente all’origine; alcune varietà saranno rappresentate da un’unica preziosa pianta. Verrà creato un percorso dedicato all’evoluzione storica della rosa, partendo dagli esemplari di “rose antiche”, per arrivare ai più recenti ibridi, molti dei quali donatici dal Vivaio Barni, il più importante ibridatore di rose italiano». A supportare il dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, nella realizzazione del progetto, si sono aggiunte molte realtà del territorio: i Vivai Michelini, la sezione viterbese di Slow Food, la tipografia Quatrini, la Gedap, la Self Garden che fornirà i terricci. Il progetto si avvale di un nutrito Comitato scientifico, composto da interni ed esterni all’Ateneo, e di un Comitato tecnico-organizzativo. «L’8 maggio l’Orto Botanico vi aspetta per parlare dell’utilizzo del profumo di rosa nella fitoterapia e nella cosmetica. Il 9 maggio, visita guidata al roseto comunale di Roma». Un calendario ricco e completo, per trattare l’argomento rosa a 360 gradi, che dimostra con quanta dedizione e passione la d.ssa Fonck e i suoi collaboratori stanno portando avanti il progetto. «Ci crediamo tanto perché nel mondo di oggi, nella nostra vita frenetica e ipertecnologica, è fondamentale poter disporre di uno spazio verde per trascorrere del tempo all’aria aperta. Mantenere il contatto sensibile con le cose, che si sta un po’ perdendo. Sono tanti i ragazzi che vengono e rimangono affascinati. Ma è importante fornire loro gli strumenti per apprezzarle: ogni rosa sarà cartellinata e fornita di un QR Code, che darà loro la possibilità di interagire con la rosa attraverso lo smartphone». Saint-Exupéry, nel “Piccolo Principe”, scrisse: “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Le stupende rose del nostro Orto Botanico sono importanti, non solo per chi ne ha cura giornalmente, ma anche e soprattutto per l’intera nostra comunità. Aiutiamole.

www.ortobotanico.unitus.it

 

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