Alla fiera di San Bartolomeo l’intreccio di Andreina e David suggella arte e passione

Luciano Pasquini

L’intreccio si perde nella notte dei tempi. L’uomo nella sua origine, osservando la natura fatta di piante rampicanti e nidi, ha sicuramente preso spunto e ha cercato di imitarla per costruire attrezzi utili alla vita di ogni giorno. Ed è così che l’intreccio si sviluppa per soddisfare esigenze di diverso tipo, dalle ceste, per la raccolta della frutta, alle gerle nelle comunità montane per il trasporto della fienagione. La Tuscia vanta una lunga tradizione, nelle antiche foto di mercati paesani è facile scorgere il venditore di ceste e quello delle terrecotte, materiali poveri, che la natura fornisce in quantità, riciclabili e non inquinano, basta possedere la manualità giusta per intraprendere l’arte dell’intreccio. Così nasce una passione che Andreina e David portano avanti da tempo, frequentando i mercatini e le sagre della Tuscia e dell’Umbria. Passione che ha intrecciato anche le loro vite. Nel laboratorio attiguo alla loro casa, le pareti sono interamente ricoperte con i loro lavori. Ceste, bottiglie avvolte con giunchi di vari colori, cestelli per bambini, stupendi paraluce e piccoli orecchini a forma di canestrello che Andreina realizza con originalità e gusto. La raccolta dei materiali impegna buona parte della lavorazione, vanno rispettati i tempi di raccolta, le fasi lunari, perché influiscono sulla qualità del materiale e quindi sul lavoro finito, nelle anse del Tevere raccolgono di persona giunchi, salice, vitalba, canne che sono la materia prima delle loro creazioni. Nessuna riesce a immaginare cosa si celi dietro la fattura di un canestro. Si nasconde un mondo, fatto di materiali, di manualità, e racconta la storia di un territorio, la gente che vi abitava e attraverso i loro lavori, oggetti semplici che la plastica ha rimpiazzato, ma non è riuscita a carpirne il fascino della storia, il colore dei materiali, il piacere che si prova toccandoli, perché sono vivi, hanno un’anima. Oltre ai cesti, l’intreccio possiede le potenzialità espressive per la realizzazione di oggetti artistici, offrendo spunti ad Architetti e Designer.
Andreina e David organizzano corsi per giovani studenti, per non far morire quest’arte, ultimamente una troupe della televisione Giapponese ha realizzato un servizio presso il loro laboratorio sull’arte dell’intreccio, visto che anche la loro civiltà millenaria lo ha sempre praticato. Porteranno la loro arte, la loro manualità alla fiera di San Bartolomeo o fiera dei canestri, un tempo detti “Capagni”, che si svolge a Montefiascone ogni anno il 24 Agosto.
Se quest’anno la visiterete potrete trovare i più bravi artigiani dell’intreccio, che sicuramente vi incanteranno con i propri lavori, incontrerete anche Andreina e David che vi dimostreranno che tutto ciò che fuoriesce dalle mani dell’uomo possiede un’anima. C’è bisogno del recupero degli antichi mestieri, dell’apertura delle vecchie botteghe, c’è bisogno di ritrovare una parte di noi che negli ultimi decenni si è solo sopita, non si è persa ed è lì che aspetta per riemergere.

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