Alessandro Manzoni, ieri fatto amare dalla mitica professoressa Cannarella, oggi spopola sui social

Di Maria Teresa Muratore

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“Fate luogo che la diritta è mia” “No, è più dritta la mia!”

Così una mattina si sentiva, da quelli del quarto banco, mentre ridevano, aspettando la prof di italiano e l’ora dei Promessi sposi.

Questo per dire come si conoscesse a fondo il libro, come ci si fosse entrati in confidenza, al punto da scherzarci sopra.

Ho amato questo libro, grande merito della prof naturalmente che doveva amarlo molto a sua volta, la mitica professoressa Cannarella, mi pare che gli si dedicasse un’ora a settimana in classe, più tutto lo studio a casa, a tratti ce lo faceva imparare a memoria, facevamo l’analisi dei personaggi che, vivi, uscivano dalle pagine e ci venivano incontro, con le loro caratteristiche, i loro pregi e difetti, le loro piccolezze e le loro grandezze. Così.

E non solo i personaggi principali ma anche i minori, Tonio, Menico, Gervaso… era un romanzo ma in formato tridimensionale come una scenografia, una viva drammaturgia, i personaggi uscivano dalla storia e ci venivano incontro accompagnandoci lungo tutto l’anno scolastico.

Un quadro così realistico oltre che poetico, così moderno!  Un affresco di umanità, sempre valido e attuale, dipinto con i toni comprensivi a tratti dolorosi dell’empatia, del mettersi nei panni di, con la consapevolezza della miseria umana nel descrivere le scene più buie, la pietas che le comprende, la Misericordia in sottofondo che da un significato.

Non ho mai capito quelli che dicevano che era un libro noioso, superato, ecc.

Se uno non si lascia intimorire da quel ridondante “Quel ramo del lago di Como…” e prosegue fiducioso nella lettura poi il libro è una “bomba”: saprà regalare emozioni, riflessioni profonde, sentimenti di indignazione di fronte alle ingiustizie, di apprensione per i protagonisti, di rabbia di fronte all’inettitudine, di reviviscenza della storia.

E il bello era che tutti e venticinque insieme partecipavamo alle sorti dei vari personaggi e ne condividevamo in quel momento la sorte, era una lettura attiva e condivisa estremamente formativa.

Se dopo trenta anni qualcuno ti diceva “Quelle due sembrano proprio la madre e Cecilia”, tu sapevi di chi parlava; e così tutti quelli che in seconda liceo hanno letto e studiato I promessi sposi.

E ripensando ai momenti drammatici che stiamo ora vivendo, mi viene in mente quanto era universale quell’immagine così cruda e viva che sembra tu possa toccare il dolore assoluto e impotente di quella madre e oggi riviverlo in quelle istantanee di guerra o di sbarchi o di fame o di malattia, oggi che pare che nulla ci riguardi di quello che accade poco più in là di noi.

Ed ora tutta questa polemica, mio marito l’altro giorno mi fa “scusa ma che hai?” “niente” dico io, “mi sembri ombrata” insiste “è per questa cosa dei promessi sposi, mi irrita molto, mi rattrista”, lui credo abbia pensato che ero pazza, lo sguardo era quello.

E forse lo sono, a prendermela tanto per questa cosa. Ma proprio non mi va giù, perché pensano che a quattordici anni uno non capisca, che non possa apprezzare, che sia troppo difficile questa lettura?

E su facebook, tra i vari post, ce n’era uno di un docente di italiano che diceva “oggi i ragazzi di quattordici anni non sanno neanche il significato di adiacente” e spiegateglielo allora no?

Perché dobbiamo sempre abbassare il livello? Mi sembra che ci si stia provando a cominciare dalle elementari, e via via più su, facendola sempre più semplice, riducendo i programmi, a colpi di riforme incomprensibili.

 

Il romanzo storico, considerato uno dei massimi capolavori della letteratura italiana, è tornato improvvisamente al centro del dibattito pubblico. Ecco perché. Nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei, pubblicata lo scorso 22 aprile, c’è scritto che il romanzo di Manzoni non sarà più vincolante al biennio. L’insegnante può sostituirlo con altri libri più accessibili linguisticamente, rimandando la lettura al quarto anno, quando si studia la letteratura dell’epoca manzoniana.In attesa di conoscere la decisione presa dal Ministro on. Valditara, il dibattito spopola sui social.

 

L’autriceNessuna descrizione della foto disponibile.

Maria Teresa Muratore è nata a Viterbo. Una laurea in Scienze Biologiche all’Università di Pisa e nel 1982 ha ottenuto la specializzazione in Patologia Generale alla “Sapienza” di Roma. Nell’ambito poetico ha ricevuto diversi riconoscimenti: secondo Premio “Claudia Fioroni”, primo Premio Speciale “Le Rosse Pergamene”, terzo Premio “Mercede Mundula”, Premio Speciale “Sant’Andrea” per l’Unità d’Italia. Ha pubblicato per Alter Ego “Scartini d’amore” (2013), “Astrazioni dal quotidiano” (2016) e per Augh! la silloge “In terza persona” (2017) che ha vinto la XXXI edizione del Premio Internazionale “Letteratura, poesia, narrativa, saggistica”, sezione inediti, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli e dalla rivista “Nuove Lettere”. In ambito narrativo, ha pubblicato “Pensieri Vaganti” (2020, Alter Ego) e “Un lungo racconto delle cose perse e ritrovate” (2021, Nolica Edizioni).

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