A Caprarola spopola il dizionario dialettale: 122 pagine, 1.600 parole

Centonovantadue pagine, milleseicento parole, più di ottocento esempi pratici, sei schede verbali. Questo recita la locandina affissa a Caprarola dall’associazione culturale Le città invisibili per pubblicizzare una sorta di opera omnia del dialetto caprolatto.

Un compendio di centinaia di parole di uso comune tra le vie del paese cimino e decine di vocaboli ormai in disuso, persi nelle nebbie del tempo e nelle memorie degli anziani. Un lavoro di raccolta durato tre anni, combinazione delle rimembranze dei vecchi abitanti del paese e dell’uso delle nuove tecnologie. Per la prima volta, infatti, grazie ai social network è stata coinvolta una parte consistente della popolazione nella ricerca delle parole più significative di uno dei dialetti più caratteristici della zona dei Cimini.

Su un gruppo appositamente costituito dai soci dell’associazione culturale, centinaia di persone hanno postato il proprio repertorio di vocaboli, modi di dire, proverbi, poesie, antiche preghiere in latino puntualmente reinventate e rese più “popolari” dalle nonne parlanti esclusivamente dialetto caprolatto. Da questo materiale grezzo è stato poi plasmato, attraverso un lavoro certosino coordinato dal direttivo de Le città invisibili, il primo vocabolario caprolatto-italiano: un mix di divertimento e leggerezza, ma anche di approfondimento linguistico e dialettologico.

Tutti i vocaboli, infatti, riportano la propria funzione grammaticale, la maggior parte di essi sono accompagnati da un simpatico esempio pratico e quelli più rari o difficili mostrano sia la pronuncia sia l’etimologia del termine. Il vocabolario si apre con un saggio storico sulle origini del dialetto e con una dedica significativa: “ai nostri nonni, alle nostre nonne, agli umili che fanno del dialetto il proprio strumento di comprensione e di resistenza”.

“Per questo lavoro siamo debitori di altri glossari realizzati in passato, che ci hanno fornito una solida base di partenza. Ma senza l’aiuto di molte persone che ci hanno dato consigli preziosi e suggerito centinaia di parole, non ce l’avremmo fatta. Questo dizionario è una novità, in quanto rappresenta il tentativo più completo di dare una forma strutturata ai precedenti esperimenti di sistematizzazione di un dialetto tramandato principalmente per via orale”, dichiara il presidente de Le città invisibili, Simone Olmati.

“Questa nostra ultima iniziativa rappresenta forse la sintesi del nostro modo di operare: aperto, inclusivo e popolare al punto giusto. Sappiamo tanto organizzare rassegne culturali indirizzate a esperti e appassionati di attualità, quanto usare il linguaggio del popolo, il dialetto, in modo diretto ed efficace. Il dialetto, si sa, arriva al cuore delle persone”, conclude.

Sarà forse proprio perché riesce a parlare proprio a tutti (anche a chi caprolatto non è…) che il vocabolario sta spopolando sui social, con vendite record nei primi giorni. Copie esaurite in molti esercizi commerciali che stanno aiutando l’associazione nella distribuzione del libro, decine di prenotazioni e qualche spedizione richiesta da residenti in altre parti d’Italia e perfino all’estero. Un successo di cui l’associazione Le città invisibili non può che andare fiera.

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