Tuscia in pillole. Tarquinia in “volo” verso Cultura 2028

di Vincenzo Ceniti*

Tutto comincia alla fine dell’Ottocento, quando il comune di Corneto-Tarquinia riceve da parte del ministero della Pubblica Istruzione  l’ok per l’acquisto dell’antico palazzo Vitelleschi da destinare a Museo Etrusco Nazionale. Il ministero è anche disposto – come si legge in una lettera a firma del ministro Paolo Boselli – a concorrere alle spese di acquisto e ai lavori di restauro dell’immobile.

In precedenza, dal 1878, i reperti archeologici fino ad allora rinvenuti nelle varie campagne di scavo si trovavano provvisoriamente in un vecchio palazzo dell’Arte Agraria. E’ curioso annotare che al custode di quel museo – come leggo nel periodico locale “Il Procaccia” – viene proibito di ricevere qualunque mancia o regalo dai visitatori.

Il decreto che autorizza l’acquisto di palazzo Vitelleschi per istituirvi il Museo porta la data del 25 settembre 1892 e la firma di re Umberto I. La convenzione per l’istituzione del Reale Museo Archeologico verrà stipulata il 26 novembre 1916. “Il Comune di Corneto-Tarquinia – si legge nel documento – dà in deposito al ministero della Pubblica Istruzione per l’istituendo Museo, le proprie collezioni precedentemente collocate nel Palazzo dell’Università Agraria e, pur conservandone la proprietà si impegna a non più ritirarle per nessuna ragione, né in tutto, nè  in parte”. Al ministero viene ceduta l’ala del palazzo Vitelleschi destinata a Museo che verrà inaugurato nel 1924.

Oggi Tarquinia (la cittadina si chiama così dal 1922 senza più il doppio nome con Corneto), ospita nei vari ambienti del palazzo Vitelleschi una delle raccolte più prestigiose dell’arte funeraria etrusca, con reperti del mondo orientale: corredi di tombe, vasi di varie fattezze e provenienze, buccheri, bronzi, monili, oreficerie, monete. Inoltre custodisce  la ricostruzione di alcune tombe con affreschi “strappati” e restaurati e la mirabile scultura fittile dei “Cavalli alati” (IV sec. a.C.).

“Se non fossi stato presente, quando ero assistente del Soprintendente Pietro Romanelli, al suo rinvenimento nel 1938 presso i ruderi dell’Ara della Regina sul pianoro di Civita – mi disse  l’allora direttore del Museo Leonida Marchese (si era nel 1967) – l’avrei scambiata per una scultura rinascimentale, tanto era bella e perfetta”.

Le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri sono state premiate nel 2004 col titolo di Patrimonio Mondiale Unesco e si trovano al centro di una vasta area a nord di Roma dove sono venute alla luce preziose testimonianze del periodo etrusco dal X ai IV-III sec. a.C.

Tutto questo va ricordato dal momento che Tarquinia e le località delle rete della Destination Management Organization Etruskey (Blera, Barbarano Romano, Monte Romano, Montalto di Castro , Allumiere, Canale Monterano, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli, Santa Marinella, Tolfa) si apprestano a giocare la finale per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 contro una squadra agguerrita di rivali composta da Anagni, Ancona,  Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina, Massa, Mirabella Eclano, l’Appia e Sarzana.

Il titolo del progetto di Tarquinia è “La cultura è volo”. Il  dossier di circa 60 pagine si basa su sviluppo sostenibile del territorio,  inclusione sociale, rigenerazione urbana, educazione al patrimonio culturale. Più in generale cultura come volano per il futuro, con l’incentivo della ricerca scientifica e dell’innovazione.

Il programma degli eventi programmati per tutto l’anno con personalità del mondo dello spettacolo, rende omaggio a Vincenzo Cardarelli, poeta e scrittore di Tarquinia (1887-1959), vincitore del Premio Strega 1948 con Villa Tarantola. In precedenza nel 1929 conquistò il Premio Bagutta per il Il sole a picco. Una delle sue creature  poetiche più affascinanti è Adolescente che Emilio Greco, amico del poeta, ha immortalato in una scultura del 1979, sistemata davanti al palazzo Vitelleschi.

Cardarelli fu direttore  della Fiera Letteraria nel 1949. Dalla raccolta “Il sole a picco” cogliamo quel lampo di gioia che recita “Qui rise l’etrusco, un giorno, coricato cogli occhi a fior di terra, guardando la marina”. Un capolavoro di immediatezza e sintesi a ribadire i valori e i legami di Tarquinia con il popolo raseno, immortalato da quella superba icona che sono i “Cavalli Alati”.

Nella foto, Vincenzo Cardarelli

 

L’autore*

ceniti

Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.

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