Tuscia in pillole. Per grazia ricevuta

di Vincenzo Ceniti*

tavoletta ex voto Madonna della Quercia

In caso di pericolo imprevisto e disperato, l’unica soluzione era quella di ricorrere alla Madonna della Quercia, la cui immagine miracolosa dipinta su tegola è da secoli inquadrata e venerata in un altare marmoreo tardo quattrocentesco nel Santuario a lei dedicato alle porte di Viterbo.

Venne commissionata nel 1417 a tale maestro Martello, detto il Monetto, dal chiavaro Battista Juzzante che la fece conficcare su una quercia a protezione della sua vigna lungo il sentiero che da Viterbo conduceva a Bagnaia. Molti fedeli  si rivolgevano a lei nei casi estremi. A prodigio avvenuto, si sdebitavano facendo dipingere ad artisti di strada su tavolette di legno – come ex voto per “Grazia ricevuta” (P.G.R.) – le scene dell’accaduto, spesso con didascalie dettate dagli stessi miracolati, che poi donavano al Santuario.

Il valore pittorico delle tavolette era certamente modesto, ma per noi carico di informazioni e vigore devozionale. Si avverte una gradevole spontaneità del tratto e del colore che richiama la pittura naif. La tecnica usata era in genere la tempera a olio su tavola. Spesso anche dipinti su carta riportati su tavola. Molti di quelli eseguiti nel Seicento sono stati ricopiati fedelmente  in acquerelli oggi custoditi presso la Fondazione Marco Besso di Roma. L’autore è tale Vincenzo Panicale, un minore del suo tempo, che comunque ci lascia un dossier senza precedenti.

Circa 200 di queste tavolette scampate all’incuria del tempo si possono oggi ammirare nel piccolo antiquarium all’interno del Santuario di Santa Maria della Quercia. Si riferiscono ad un periodo piuttosto ampio, dalla fine del Quattrocento all’Ottocento, particolare non trascurabile che ne fa un unicum a livello nazionale. In tempi andati ce n’erano “numerose”, come annota nel 1578 Michel de Montaigne nel suo “Voyage en Italy“.

Cosa raccontano? Le circostanze legate al miracolo. Esempio. La moglie di Bernardino da Bologna cade dalla finestra e si salva dopo aver invocato la Madonna. L’operaio Mazzarino finisce sotto una pesante macina di frantoio e se non fosse stato per la Madonna della Quercia sarebbe morto sul colpo. Paolo di Foligno mentre taglia una quercia, si dà l’accetta sul capo e  la Madonna lo salva da fine sicura. Da brivido la tavoletta che raffigura il povero Francesco di Michelangelo aggredito da un lupo famelico che stava per sbranarlo. Per Bastiano e Agostino se non fosse stato per la Madonna della Quercia, avrebbero fatto una brutta fine, legati com’erano mani e piedi con robusti ceppi. E via dicendo.

Il Santuario è esso stesso un gigantesco ex voto realizzato dopo lo scampato pericolo di una terribile pestilenza intorno al 1467. “Se la Madonna della Quercia ci libera da questo flagello costruiremo qui un tempio!”. E miracolo fu e  tempio fu. La chiesa che oggi ammiriamo venne costruita dopo una solenne celebrazione di  ringraziamento con messa, vescovo, clero, confraternite e migliaia di fedeli. Il rito sopravvive tuttora, la seconda domenica di settembre con il cosiddetto “Patto d’amore”.

I conferimenti di ex voto continuano ancora oggi. Tra i tanti si notano due preziosi vessilli di nave turca donati da Pio V in seguito alla vittoriosa battaglia di Lepanto del 1571. E poi statuine di cera, cuori argentati, elargizioni di denaro, opere pie e di beneficenza. .

Dal momento che siamo nei pressi del Santuario, guardiamoci un po’ intorno. Lo spazio di un ex ippodromo attivo fino agli anni Cinquanta con un grande fontanile ottocentesco, ci ricorda le scampagnate primaverili dei viterbesi con meta l’Osteria del Villaggio per robuste merende col vino di cantina. Ma anche un forno stellato e una salsamenteria che celebrano le specialità del posto: pagnotte casarecce, pizza con rosmarino alla pala, crostate, ciambelle all’anice, biscotti al vino,  salumi, formaggi, porchetta e via mangiando. Va dato uno sguardo alle casette riunite intorno al Santuario che un tempo ospitavano le botteghe frequentate da fedeli, pellegrini e miracolati.           Ad appena due chilometri ci  sono Viterbo e la Villa Lante di Bagnaia. Poco più oltre s’apposta su una rupe il borgo di Vitorchiano: originale specialità di antiche pietre medioevali.

Nella foto, una tavoletta ex voto

 

L’autore*  

ceniti

Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.

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