Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda vicinanza allo studente veneziano rimasto gravemente ferito durante una gita scolastica a Soriano nel Cimino, nel Viterbese, precipitato dal balcone dell’hotel che ospitava la comitiva scolastica. Secondo le prime ricostruzioni diffuse dagli organi di stampa, il ragazzo avrebbe tentato di raggiungere un’altra stanza passando dal balcone, perdendo l’equilibrio e cadendo da un’altezza di circa quattro metri. Il giovane è stato trasferito d’urgenza all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove resta ricoverato in prognosi riservata.
Il CNDDU invita a riflettere con equilibrio e responsabilità su quanto accaduto, evitando sia il sensazionalismo sia la tentazione di trasformare immediatamente l’episodio in un processo mediatico nei confronti della scuola o dei docenti accompagnatori. Dinanzi a eventi così drammatici, è necessario sottrarsi alla logica della semplificazione e interrogarsi con serietà sul contesto educativo, sociale e culturale nel quale crescono oggi gli adolescenti.
Le gite scolastiche rappresentano uno dei momenti più significativi dell’esperienza formativa: non sono semplici pause ricreative, ma occasioni educative nelle quali gli studenti sperimentano autonomia, responsabilità, relazione con il gruppo e capacità di autogestione. Proprio in questi spazi di relativa libertà emergono dinamiche profonde dell’età adolescenziale: il bisogno di approvazione, il desiderio di superare i limiti, la ricerca dell’identità attraverso il coraggio ostentato o il gesto impulsivo. In molti casi, il rischio viene percepito dai giovani non come un pericolo reale ma come una sfida innocua, un gioco, una prova di appartenenza al gruppo.
Viviamo in una società che spesso trasmette messaggi contraddittori ai ragazzi. Da una parte si chiede loro prudenza e responsabilità; dall’altra si alimenta quotidianamente, attraverso social network, contenuti virali e modelli comunicativi aggressivi, una cultura dell’esibizione e della spettacolarizzazione del rischio. Video estremi, sfide online, comportamenti imprudenti trasformati in contenuti da condividere contribuiscono progressivamente a ridurre la percezione del pericolo. L’adolescente, per sua natura, tende a sentirsi invulnerabile: il confine tra esperienza e imprudenza diventa allora sempre più fragile.
Il CNDDU ritiene che questo episodio debba aprire una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare nella scuola italiana l’educazione alla consapevolezza, al limite e alla cura di sé. Parlare di diritti umani significa anche educare al diritto alla sicurezza, alla tutela dell’integrità fisica e psicologica, alla responsabilità individuale verso la propria vita e quella degli altri. Troppo spesso il concetto di libertà viene interpretato dai più giovani come assenza di regole, mentre la vera libertà implica coscienza delle conseguenze delle proprie azioni.
Non basta invocare maggiori controlli o attribuire ogni responsabilità agli adulti presenti. Nessun sistema di vigilanza può annullare completamente l’imprevedibilità adolescenziale. Pensare che un docente possa esercitare un controllo assoluto e continuo su decine di studenti in ogni momento della giornata significa ignorare la realtà concreta della scuola e il delicato equilibrio tra sorveglianza educativa e crescita dell’autonomia personale. Occorre invece costruire un’alleanza educativa più forte tra scuola, famiglie e istituzioni, affinché i ragazzi sviluppino progressivamente senso del limite, autocontrollo e capacità di valutazione del rischio.
In questo scenario emerge anche il tema della fragilità emotiva delle nuove generazioni. Molti adolescenti vivono una crescente difficoltà nella gestione delle emozioni, dell’impulsività e della pressione del gruppo. La necessità di essere accettati o di apparire coraggiosi può condurre a comportamenti avventati che non nascono dalla volontà di trasgredire, ma da una scarsa capacità di prevedere le conseguenze reali delle proprie azioni. Per questa ragione il CNDDU ritiene indispensabile investire maggiormente nell’educazione emotiva e relazionale, nella presenza stabile di figure psicopedagogiche nelle scuole e in percorsi strutturati di prevenzione dei comportamenti a rischio.
È inoltre necessario restituire valore culturale alla parola “limite”, oggi spesso percepita negativamente. Il limite non è negazione della libertà, ma condizione indispensabile per proteggerla. Educare al limite significa insegnare il rispetto di sé, la consapevolezza della vulnerabilità umana e il valore della prudenza come forma di intelligenza e maturità.
Di fronte a quanto accaduto, il CNDDU rinnova la propria solidarietà alla famiglia dello studente, ai compagni di classe, ai docenti accompagnatori e all’intera comunità scolastica dell’Istituto Comprensivo “Franca Ongaro”, profondamente segnata da questo drammatico evento. Auspichiamo che il giovane possa ristabilirsi al più presto e che questo episodio possa trasformarsi, per il mondo della scuola e per l’intera società, in un’occasione di riflessione autentica sul significato dell’educare oggi.
La scuola non può essere lasciata sola nel compito di formare cittadini consapevoli. Educare significa accompagnare i giovani a comprendere che ogni gesto ha conseguenze, che il coraggio non coincide con l’incoscienza e che il rispetto della vita rappresenta il primo e più importante diritto umano da difendere.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU






















