È importante sapere che non sempre i cani vaganti sono animali abbandonati, possono essere cani smarriti o cani che vivono liberi sul territorio (in alcune zone d’Italia, le leggi regionali – recanti norme sulla lotta al randagismo e tutela degli animali di affezione – prevedono la reimmissione dei cani sul territorio di appartenenza).
Per tentare di capire se in realtà il cane è smarrito, stanziale/di quartiere o abbandonato, bisogna fare attenzione ad alcuni atteggiamenti: se è spaesato, si muove in modo confuso, insegue i passanti, molto probabilmente si tratta di un cane smarrito o abbandonato. Se invece è un cane che ha padronanza del posto ed è socializzato con l’ambiente circostante, allora quasi certamente siamo di fronte a un animale che vive libero sul territorio, accudito, con buone probabilità, da volontari o abitanti della zona.
Comunque, la prima cosa da fare, se il cane si lascia avvicinare, è controllare se ha una medaglietta che riporta numeri di telefono. In caso contrario, bisogna informarsi e chiedere agli esercenti e agli abitanti della zona per capire se è un cane che conoscono o hanno già visto. Se non si riuscisse a risalire al proprietario o all’identità del cane bisognerà contattare le autorità competenti.
La prima autorità a cui rivolgersi è la polizia municipale, obbligata a intervenire dal regolamento di polizia veterinaria n. 320. Ma è importante ricordare che sono obbligati a intervenire anche i servizi veterinari delle Asl, così come tutte le forze dell’ordine. La stessa cosa vale se ci troviamo di fronte a un animale ferito. Bisogna chiamare la Asl e i vigili urbani. I vigili urbani sono obbligati a intervenire dal regolamento di polizia veterinaria (n. 320/1954). I servizi veterinari delle Asl devono avere reperibilità anche notturna e festiva e sono obbligati a intervenire per il ritiro dell’animale non di proprietà. Il mancato intervento dei servizi veterinari delle Asl o della polizia municipale è denunciabile perché si tratta di un pubblico servizio.
È importante ricordare che il medico veterinario, anche libero professionista, ha il dovere di prestare le prime cure all’animale come previsto dall’articolo 16 del codice deontologico della categoria. Il contatto con le associazioni è fondamentale ed è sempre consigliato, i volontari possono e devono affiancare il cittadino nelle sue richieste e farle proprie, ma non sostituiscono e non possono sostituire chi deve intervenire per legge.
L’Enpa di Viterbo ricorda inoltre che investire un animale e non prestare soccorso è una violazione del Codice della Strada, oltre che un gesto eticamente inaccettabile.
Secondo l’articolo 189, comma 9-bis: “l’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso”.
Non fermarsi può costare una multa da 421 a 1.691 euro. Ma se l’animale muore o viene lasciato in condizioni di sofferenza, può scattare anche l’accusa di maltrattamento o addirittura uccisione di animale, reati puniti con la reclusione.
La Cassazione, con la sentenza n. 29543 del 2011, ha già chiarito che chi omette il soccorso a un animale investito e peggio ancora impedis ad altri di intervenire può essere ritenuto penalmente responsabile. Enpa invita chiunque assista a un incidente di questo tipo a contattare subito le Forze dell’Ordine e il Servizio Veterinario della ASL, reperibile 24 ore su 24. È importante anche annotare la targa dell’auto coinvolta e comunicarla alle autorità, affinché possano essere applicate le sanzioni previste.
Quando si è al volante bisogna ricordare che la strada è condivisa con altri esseri viventi, compresi gli animali. Assumersi la responsabilità delle proprie azioni è un dovere civico, morale e legale. Chi investe un animale non può voltarsi dall’altra parte.
Enpa sezione Viterbo e provincia


























