La visita di Giorgia Meloni ad Algeri riporta l’energia al centro dell’agenda economica italiana in un passaggio delicato per gli approvvigionamenti europei. L’Algeria è oggi il primo fornitore di gas naturale dell’Italia e nel 2025 ha inviato verso il nostro Paese circa 20,1 miliardi di metri cubi, mentre l’interscambio commerciale bilaterale ha raggiunto 12,9 miliardi di euro. Il vertice con il presidente Abdelmadjid Tebboune arriva inoltre mentre Roma cerca di rafforzare la propria sicurezza energetica in un contesto internazionale instabile e con nuove pressioni sul mercato energetico e sul Gnl.
La centralità energetica dell’asse Roma Algeri
Il colloquio tra Meloni e Tebboune si inserisce in una relazione che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente per l’economia italiana. Algeri è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa e il primo fornitore di gas naturale, con investimenti diretti italiani in Algeria pari a 8,5 miliardi di euro. Nel 2025 le importazioni italiane di gas algerino hanno raggiunto circa 20,1 miliardi di metri cubi, un dato che conferma quanto la rotta sud del Mediterraneo sia ormai una componente strutturale della sicurezza energetica nazionale.
Nel vertice del 25 marzo la presidente del Consiglio ha parlato di un rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi, indicando anche nuovi fronti di lavoro tra Eni e Sonatrach, dall’offshore allo shale gas. La linea politica è chiara: consolidare i flussi esistenti e ampliare il perimetro della partnership energetica, tenendo insieme diplomazia, imprese e interessi strategici. La missione è stata presentata come un passaggio centrato proprio su partnership ed energia, dentro una relazione bilaterale ormai definita “solidissima”.
Gli effetti industriali e di sistema
L’impatto di questa intesa non riguarda soltanto i rapporti diplomatici. Per l’Italia avere un fornitore stabile sul fronte sud significa contenere il rischio di nuove tensioni sui prezzi e difendere la continuità delle forniture per un sistema che usa ancora molto gas per generazione elettrica e consumi industriali. Il viaggio di Meloni si colloca anche nel tentativo di compensare le difficoltà delle forniture di Gnl dal Qatar, che in condizioni normali coprivano circa il 10% del fabbisogno italiano. In questo quadro, anche l’andamento del costo dell’elettricità resta uno degli indicatori più sensibili per misurare l’impatto delle tensioni internazionali su famiglie e imprese.
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Un eventuale rafforzamento dei flussi algerini può offrire margini di stabilizzazione per imprese energivore, famiglie e finanza pubblica, con effetti che si riflettono anche su chi confronta le offerte luce, le offerte gas o le offerte luce e gas nel mercato retail.
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Questo rafforzamento non elimina da solo la volatilità dei mercati, che continua a pesare sul costo dell’energia e quindi anche sulle voci finali della bolletta della luce e della bolletta del gas.
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Il vertice ha incluso anche agricoltura, industria, investimenti e scambi commerciali, segnalando che l’energia resta il motore della relazione ma non il suo unico contenuto.
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In questo quadro, la cooperazione energetica funziona anche come leva per allargare il rapporto economico tra i due Paesi.
Il profilo strategico mediterraneo
La missione di Algeri ha anche un significato geopolitico più ampio. Per il governo italiano l’Algeria non è soltanto un fornitore, ma uno snodo del disegno mediterraneo che tiene insieme sicurezza, sviluppo e Piano Mattei. In Algeria sono in fase avanzata due iniziative rilevanti, dal progetto di agricoltura desertica al centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, a conferma di una cooperazione che punta a radicarsi in più settori.
Dentro questa cornice, il gas rappresenta il dossier più visibile, ma non l’unico. Sul tavolo ci sono anche Sahel, migrazioni, lotta ai traffici illeciti e stabilità regionale, temi che spiegano perché Roma consideri Algeri un interlocutore privilegiato. Il viaggio è stato inquadrato come un passaggio di rafforzamento della partnership complessiva, non come una semplice trattativa energetica. È questa la vera posta in gioco: trasformare una relazione già decisiva per le forniture in un asse stabile della proiezione italiana nel Mediterraneo.
Fonte: papernest.it
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