Tuscia in Pillole. Lea Padovani da Macario a Orson Welles

di Vincenzo Ceniti*

Lea Padovani

Un anniversario da ricordare nella Tuscia viterbese: 35 anni fa muore a Roma l’attrice Lea Padovani di Montalto di Castro di cui abbiamo già parlato in questa rubrica. Tra i personaggi da lei interpretati in tanti anni di carriera scelgo quello di Violante in “Pane, amor e….” di Dino Risi (1955), la zitella stagionata, tutta casa e chiesa, animata da una grande e insopprimibile carica erotica. Da incorniciare la scena finale del film, quella dell’esecuzione al pianoforte a quattro mani della Preghiera di una vergine con l’ex  maresciallo dei Carabinieri Carotenuto cav. Antonio (Vittorio De Sica).

La Padovani nasce nel 1923 nei pressi di Montalto di Castro,  nell’azienda agricola di Sant’Agostino. Suo padre di origine veneta, dipendente FF.S  nella locale stazione ferroviaria, sposa una bellissima ragazza di Tuscania  (“sembrava uscita da un sarcofago etrusco” dirà più volte la figlia)  prima di essere trasferito a La Spezia dove Lea  frequenta l’istituto Magistrale per poi accedere all’Accademia d’Arte Drammatica su consiglio di Silvio d’Amico che ne aveva intuito le doti e il talento.

Le prime esperienze di palcoscenico sono però di tutt’altro tono e le fa – non senza la disapprovazione del suo Maestro – con la rivista, come soubrette di Macario, al  “Cantachiaro” di Garinei e Giovannini con Anna Magnani e in ”Febbre azzurra” con Ugo Tognazzi. Siamo nell’immediato dopoguerra: c’è tanta voglia di divertirsi e rinascere e c’è bisogno di lavorare.

Ma il teatro, la sua vera passione, la chiama e Lea, consapevole delle sue doti e possibilità, risponde alla grande:  “I parenti terribili” di Jean Cocteau (regia di Luchino Visconti), “Enrico IV” e “Tutto per bene” di Luigi Pirandello con Ruggero Ruggeri. Questo suo impegno per il “tavolaccio”  le varrà nel 1954 un “Nastro d’Argento” speciale per le sue interpretazioni. Tornerà al teatro più tardi: “La gatta sul tetto che scotta” (di Tennessee Williams), “Ruy Blas” (di Victor Hugo) e “Il testimone” (di Arnoldo Foà) dopo e durante i molti impegni cinematografici degli anni Cinquanta-Sessanta.

Un capolavoro di stile e buongusto è “Il seduttore” (1954) con Alberto Sordi dove interpreta il ruolo della moglie. Su  “Pane, amore e….” di Dino Risi dell’anno dopo abbiamo già detto.  Altri film di successo con Totò, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Vittorio De Sica, Walter Chiari….. Apprezzata la sua interpretazione in “Cristo fra i muratori” (1949), “Tempi nostri” (1954), “Gran Varietà” (1954),  e “La noia” (1963). Padovani è anche doppiatrice, attrice di prosa televisiva e di sceneggiati TV. Ricordiamo tra gli altri, “Piccole donne”, “Ottocento”, “La quinta colonna” e “L’amante dell’Orsa Maggiore”.

Da raccontare l’incontro con Orson Welles che conosce per caso a Taormina. Il geniale artista, attratto dalle sue doti istintive, la vuole per il suo “Otello” cinematografico che viene però girato in lingua madre. Lea si metterà a studiare l’inglese giorno e notte. Ci riesce. Non solo. Propone al regista di girare alcuni esterni a Tuscania e nella cripta della chiesa di San Pietro. Per una serie di circostanze dovrà rinunciare alla sua parte, ma ormai Tuscania era entrata  nella scenografia dei film. La location è tanto suggestiva che farà da sfondo anche a “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli e “Uccellacci e Uccellini” di Pasolini.

Padovani è stata antidiva per eccellenza. Non amava la pubblicità ed era molto riservata, al contrario di tante sue colleghe di quegli anni che facevano a spinte per fare carriera. Appena poteva, tornava nella casa della madre a Tuscania in via di Valle dell’Oro per ricordare i tempi dell’infanzia quando in una cantina giocava con le sue amiche a “stoterare”  le pannocchie e a gustare, come ricorderà, l’odore acre del vino novello. E’stata una degna figlia della Tuscia Viterbese il cui nome a caratteri cubitali troneggia oggi sulla facciata del nuovo Teatro di Montalto di Castro a lei intitolato,  inaugurato nel 2012 dal sindaco Sergio Caci e dall’assessore alla Cultura Eleonora Sacconi.

 

L’autore*

ceniti

Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.

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