80 anni fa… Dante Bernini diventava sacerdote

di don Gianni Carparelli

Don Dante Bernini

Ritengo doveroso ricordare don Dante, poi vescovo ad Albano, nostro conterraneo, nato e deceduto a La Quercia il 27 settembre 2019. In una epoca storica dove la Chiesa non gode troppo della fiducia di tanti e dove scandali di ogni tipo hanno offuscato il suo servizio evangelico, incontrare persone come don Dante è una non rarità brillante. Fede e scienza trovavano in lui una culla piena di vita.

Negli anni ’80 ero in Canada e un giorno vedemmo degli enormi cartelloni pubblicitari inondare la città di Toronto e altrove. Diceva a caratteri cubitali: “Dare to be a priest like me=prova a essere un prete come me” e sopra troneggiava una immagine di Cristo in Croce. L’idea era stata di Father Sean O’Sullivan, già membro del governo federale canadese e poi sacerdote. Abitavamo insieme fino alla malattia che lo portò, nel 1989, dove sperava. So che a volte sono solo parole predicate e poi non vissute, ma un sacerdote non è, non dovrebbe, essere un mestierante di cerimonie religiose. Il culto gradito a Dio non sono le orazioni devote, ma una vita migliore. Come di Giovanni Gesù potrebbe ricordarci: “chi siete andati a vedere? Una canna sbattuta dal vento?… un uomo avvolto in morbide vesti e che abita nei palazzi…? Siete andati a vedere un profeta?… Anzi più che un profeta” (Matteo 11). Don Dante era più che un profeta. Era testimone di una presenza. Era una persona che incarnava un messaggio, non suo, ma di quel volto di Dio che ci aiuta a capire la presenza del mistero nella vita e nella storia. Incontrando don Dante sembrava di incontrare “Altro” e si usciva dall’incontro convinti che il mistero della fede non era solo mistero ma vita. Semplice, disponibile, umile, coltissimo, ferrato nelle scienze, nella ricerca di Dio, innamorato di Gesù Cristo… Don Dante era maestro e guida.

Quando leggo quello che i Papi scrivono per noi sacerdoti, quando ascolto quello che Papa Leone ha recentemente ricordato al clero di Roma, ai sacerdoti del Giubileo, vedo don Dante che sorride e non dice nulla, perché la sua presenza era parola. Lo è stata fino all’ultimo respiro. Persona di una apertura spirituale e mentale che solo chi lo ha frequentato può capire. Alunni, collaboratori, amici.. non lo possiamo dimenticare. E sarebbe nostro desiderio che venisse donato alla Chiesa come esempio da imitare e seguire. Il 14 agosto p.v. sera alle 19.00, tempo permettendo, ci incontreremo a La Quercia, presso il giardinetto a lui dedicato per un breve momento di riflessione e ricordi tra amici e persone grate per avere avuto don Dante come guida e maestro. Se un sacerdote con la sua vita non ci ricorda in qualche modo Gesù Cristo, vuol dire che dobbiamo cambiare strada. Don Dante non ha mai dovuto cambiarla. Anche lui era “via, verità e vita”.

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