Viterbo fa squadra, Federica Miralli: “Diamo insieme una scossa alla nostra città”

Sono viterbese, originaria di Bagnaia, lavoro presso la A.S.L. di Viterbo e sono sorda. Si, avete “sentito” bene, sono sorda da quarantadue anni, quelli che poi corrispondono alla mia età.

Oh, poverina! Penserà qualcuno, quando va bene. C’è di peggio, credetemi. Ma su questo non ho voglia di fare commenti, d’altronde certi pensieri si commentano da soli.

Come fai a comunicare e a interagire con gli altri? A questo ho voglia di rispondere.

Sono cresciuta insieme a udenti e questo mi ha aiutato a esprimermi oralmente e ad “ascoltare” la lettura del labiale. Poi c’è la Lingua dei Segni. Sapete, è proprio una vera lingua. Come l’inglese, il francese e il cinese mandarino, solo meno complicata di quest’ultima.

Nella vita di tutti i giorni non ho particolari difficoltà, la mia comunicazione è abbastanza efficiente, ma in certe occasioni come, guarda caso, una campagna elettorale, ho bisogno di qualcuno che mi offra le sue orecchie e la sua voce: l’interprete LIS.

Divertente, vero?

Beh, per i sordi e per tutti colori che soffrono di qualsiasi altro tipo di disabilità non lo è molto e, in teoria, non dovrebbe esserlo per nessuno. Chi ha orecchie per intendere, intenda (ecco, questo è il tipo di autoironia che a me piace). Che imbarazzo suscitano certe definizioni accuratamente ricercate, certe definizioni “politicamente corrette”.  

Perché appiccicare, a tutti i costi, un’etichetta perbenista che non urti la sensibilità di nessuno? In cosa è utile definire speciali persone con disabilità se non a farli sentire meno inclusi in società proprio quando poi si parla a sproposito di inclusione? Cosa possiamo fare per risparmiarci tutto questo?

Queste donne, uomini e bambini, hanno bisogno di concretezza attraverso una capacità che chiede, qui si giustificata, una certa fatica da porre in atto: l’empatia.

La disabilità è azzerata se si mettono a disposizione mezzi adeguati e di conseguenza anche la società modifica il suo atteggiamento culturale nei suoi confronti.

Oggi c’è l’idea di diversità come ricchezza da preservare, ai fini del mantenimento non solo dell’identità dei singoli ma anche della stessa identità collettiva.

Questa nuova prospettiva – che rimanda a un “modello bio-psicosociale” della disabilità – è stata dischiusa per la prima volta dall’Organizzazione mondiale della sanità attraverso la International Classification of functioning, disability and health (Icf) del 2001 e ripresa dalle Nazioni Unite con l’adozione nel 2006 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Quest’ultima pone fra i suoi principi generali «il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità, come parte della diversità umana e dell’umanità stessa».

Ispirando a questi principi per molti anni ho prestato la mia opera nel mondo del volontariato. Ho diverse esperienze in campo sociale, ho sempre lottato, combattuto e affrontato le varie difficoltà derivanti dalla mia sordità quindi conosco come le mie tasche le barriere della disabilità soprattutto quelle create dalla società.

Devo continuare a lottare, proprio per i diversi disagi e le tante mancanze che ogni giorno, insieme ai nostri cari, siamo costretti ad affrontare.

L’ esperienza non basta. Occorre devozione e passione. Sentimenti che, senza nulla togliere ad altri, affluiscono solo da chi vive sulla propria pelle i diversi disagi quotidiani e che danno origine a quella forza propulsiva senza la quale tutto si fermerebbe.

Ho voglia di continuare ad agire, di battere i pugni sulle scrivanie, di sudare conquiste future. Chiara Frontini, che spesso ha aperto delle crepe nel muro dell’indifferenza per garantire pari accessibilità ai servizi, è dalla mia parte. Per questo ho scelto di stare al suo fianco.

Anche con Marco Ciorba che, già consigliere comunale nel 2013, ha presentato una mozione che ha consentito l’approvazione del riconoscimento della LIS negli uffici pubblici di Viterbo che le ha permesso di detenere il primato nel centro e nel sud della nostra penisola.

Il nostro intento è quello di instaurare ottimi rapporti con le diverse associazioni, condividendo i vari punti di vista e stando gomito a gomito. D’altronde i campi del volontariato e del sociale, oltre a personale che vive sulla propria pelle le varie disabilità, necessitano, ovviamente, anche di competenze specifiche.

Nonostante tutto, la nostra cittadina, in campo sociale, ha bisogno ancora di una bella scossa. E diamola insieme questa scossa, no?

Federica Miralli

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