Tramonti: l’ultimo omaggio al Vate una fusione tra poesia e musica

Luciano Costantini

La poesia è musica. Sempre e ovunque. Soprattutto quando i componimenti di Gabriele D’Annunzio sono coniugati al suono di un sax d’eccezione come quello di Marcello Balena, alle vibrazioni di una chitarra virtuosa come quella di Giancarlo Necciari, alle movenze eleganti di Alessandra Ragonesi in uno scenario splendido come quello di Ferento. L’ultimo “Tramonto” è stato anche l’ultimo omaggio al Vate. Pubblico folto e competente a dimostrazione che quando lo spettacolo è di qualità il richiamo è altrettanto forte. Grazie anche all’organizzazione, gestita da Giuseppe Rescifina, che nella circostanza ha letto cinque poesie dell’Immaginifico, intervallate da altrettanti brani musicali eseguiti dai due solisti e accompagnate dalle coreografie di Alessandra Ragonesi. Una musica che ha rappresentato l’autentica colonna sonora – inedita per quanto suggestiva –  dell’opera in versi. I due “Tramonti” precedenti erano stati spesi per testimoniare la vita privata di D’Annunzio e la sua evoluzione storica ed artistica, l’ultimo ha contribuito a far meglio apprezzare la sua produzione poetica. Immensa e suggestiva. Perché l’Immaginifico ha saputo mettere insieme una profonda sensibilità, una eleganza unica e una capacità stilistica probabilmente irripetibile, a dispetto di una damnatio memoriae che tuttavia non è riuscita a scalfirne l’immagine.

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