Riceviamo e pubblichiamo:
Lo dirà la Magistratura, lo dirà magari una commissione di indagine parlamentare che come FISH invochiamo, lo diranno opportune indagini quali siano le responsabilità individuali nella tragedia che si è consumata nelle RSA e nelle strutture italiane che accolgono disabili e non autosufficienti.
Di certo è ora di mettere in discussione un intero sistema di strutture segreganti, di âluoghi specialiâ o spacciati per tali in funzione di pseudo-specialitĂ riabilitative perchĂŠ indirizzati a questa o a quella condizione patologica.
Oggi leggiamo con orrore i report del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale su quanto è accaduto nelle RSA, senza tuttavia stupirci che questa ecatombe si sia consumata proprio in quelle strutture che da anni segnaliamo come segreganti, come umilianti della dignità personale, come espressione lontanissima a qualsiasi logica di abitare sociale, di inclusione, di prossimità e di trasparenza rispetto al territorio.
Da anni ripetiamo che lo Stato e le Istituzioni territoriali debbano compiere ogni sforzo mirato alla deistituzionalizzazione delle persone con disabilitĂ che vivono in strutture segreganti, intervenendo sia nella direzione di garantire adeguate dimissioni da quei luoghi di detenzione, sia nel divieto alla realizzazione di nuove strutture che riproducano situazioni segreganti vietandone lâaccreditamento istituzionale e, conseguentemente, qualsivoglia finanziamento diretto o indiretto.
Oggi in Italia circa 300.000 persone con disabilitĂ o non autosufficienti vivono in strutture potenzialmente segreganti. Nelle prime fasi dellâemergenza COVID 19 queste strutture sono state blindate verso lâesterno con lâintento di proteggerle dal contagio. In molte realtĂ strutture giĂ non permeabili al territorio e alle famiglie si sono cosĂŹ isolate anche da controlli, da attenzioni, da âocchi indiscretiâ. Il risultato â purtroppo ancora parziale â è allâattenzione di tutti.
Ma non sono solo le lacune o gli errori di profilassi ad avere causato il disastro, ma stessa logica di coabitazione, di aggregazione forzata, che troppo spesso contraddistinguono queste strutture e questi modelli. Le eccezioni, le buone prassi che non mancano rendono ancora piÚ grave tutto ciò che non funziona.
Il contrasto alla segregazione, i sostegni allâabitare autonomo e adulto, i supporti e i servizi allâabitare dignitoso quando non sia proprio piĂš possibile restare a casa propria, sono al centro delle rivendicazioni di questi anni di FISH. Appelli e istanze rimaste inascoltate nonostante siano basate sui principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilitĂ : ognuno deve poter vivere dove, come e con chi gli pare.
FISH lâha ripetuto inutilmente in questi anni, ha voluto che questi intenti fossero trasfusi nel II Programma dâazione per la promozione dei diritti e lâintegrazione delle persone con disabilitĂ (dicembre 2017), atto dimenticato nel cassetto da ben tre Governi.
Al contrario, in questi anni hanno continuato a fiorire strutture sempre piĂš grandi, sempre meno rispondenti a criteri di inclusione sociale, a nascere e ad essere finanziate strutture residenziali indicate come eccellenze a decine di chilometri dallâabitato piĂš vicino. Vecchie strutture e sigle antiche, con stucco e cartongesso hanno elevato âsolidaliâ padiglioni o condomini per il co-housing in cui concentrare decine di unitĂ abitative di persone con disabilitĂ , godendo magari di nuove linee di finanziamento nate con tuttâaltri intenti.
Con queste premesse, con queste lobbies, con il prevalere di questi modelli, le persone anziane non autosufficienti e le persone con disabilitĂ continueranno a vivere â e a morire â nel loro isolamento e nella loro segregazione, quando non nelle molestie, abusi, eccessi di sedazione, deprivazione⌠cioè proprio in quel brodo di coltura in cui è maturata la tragedia di questi giorni.
Le istanze di FISH sono secche e chiare: commissione di indagine parlamentare subito e con il coinvolgimento del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertĂ personale; revisione dellâintero sistema di accreditamento istituzionale delle strutture residenziali con lâadozione delle norme UNI 11010 sui requisiti dei âServizi per lâabitare e servizi per lâinclusione sociale delle persone con disabilitĂ â; confronto con le Regioni per la definizione di un piano per lâabitare sociale adulto e autonomo delle persone con disabilitĂ nello spirito della Convezione ONU (art. 19, vita indipendente).
Questo affinchĂŠ questa tragedia non sia avvenuta invano. AffinchĂŠ quelle morti silenziose non siano state inutili.
FISH – Federazione Italiana per il Superamento dellâHandicap
www.fishonlus.it
www.facebook.com/fishonlus
twitter.com/fishonlus






















