RACCONTI BREVI/Impossibile da nascondere

folletti

Si era ripromesso di non farsi più tante seghe. La aspettava seduto in cucina con la tavola già apparecchiata e qualcosa nel forno che cuoceva. Il pomeriggio aveva provato a scrivere qualche argomento da tirare fuori durante la cena per distrarla dallo sformato di patate preparato seguendo un tutorial su internet. Il foglio era sotto il suo piatto, non sapeva bene quando lo avrebbe consultato ma saperlo lì instaurava sicurezza. Controllò a che punto fosse la cottura, mancava ancora un po’ calcolato il ritardo che qualsiasi donna conserva nell’andare in un determinato luogo. Pensò che fosse una cosa genetica questa delle donne in ritardo, anche quando gli si dava un orario posticipato rispetto all’ora prestabilita mentalmente dall’uomo, finivano col lasciarlo in un’attesa da far venire il prurito sulla pelle e sui capelli.

Nel pomeriggio, oltre alla lista degli argomenti, aveva rassettato un po’ in giro per casa, messo in evidenza i libri che aveva letto nella libreria in salotto così da mostrarglieli una volta finito il dolce, una cheesecake presa dalla pasticceria dove di solito andava la domenica con suo padre dopo un po’ di pesca o una passeggiata in scooter. Sarebbe andato tutto liscio, non c’era il minimo segnale che potesse fare gaffe o che non sarebbe rimasta contenta di quello che le aveva preparato; le donne apprezzano l’impegno, non il risultato, si disse. Stappò la bottiglia di rosso lasciatagli da suo padre prima di uscire, i suoi sarebbero andati al cinema con una coppia di amici. Versò ascoltando quello che sembrò un gorgoglio, ne bevve buona parte con una sorsata rabboccata per dare ossigeno all’ansia.

Iniziava a detestare il silenzio pervaso nell’appartamento, accese la radio e lasciò sulla prima stazione che non fosse di stampo cattolico o giornalistico, la voce che fuoriusciva dalla cassa lo introdusse in una specie di conforto. Finì il vino nel bicchiere e ne versò un paio di dita nel bicchiere di lei, cercava in ogni modo la conferma che presto sarebbe arrivata. Andò in bagno, allo specchio scorse un brufolo e fu il panico, con la mente arrivò al momento in cui glielo avrebbe fatto notare ad ogni occasione. Camminava per casa, entrò in ogni stanza, e su ogni superficie riflettente gli sembrava sempre più visibile, impossibile da nascondere. Arreso e stanco si sedette sul divano, contemplando il soffitto accettava che quella serata non sarebbe andata come sperava. Sentì vibrare il cellulare, un messaggio: “Ciao, scusa ma non credo di poter venire, avevo dimenticato che oggi è l’anniversario dei miei e andiamo a cena nel ristorante dove si sono conosciuti quando mio padre faceva il cameriere… preistoria insomma. Scusa ancora”.

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Dello stesso autore segui il Blog Cerotti al sole 

PHOTO BY MEGAN NANNA

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