Un pubblico delle grandi occasioni ha accolto martedì 6 ottobre alla Biblioteca Consorziale di Viterbo l’anteprima nazionale della nuova edizione critica dello Zibaldone di Giacomo Leopardi, curata da Franco D’Intino e Luca Maccioni per Quodlibet. Un appuntamento speciale della rassegna “La Biblioteca incontra” che ha portato a Viterbo uno dei grandi testi della cultura italiana ed europea, insieme al suo curatore e a uno degli scrittori contemporanei che più intensamente hanno dialogato con l’opera leopardiana, Antonio Moresco.
È stato soprattutto un incontro sul Leopardi pensatore, su quella parte della sua opera che per lungo tempo è rimasta in qualche modo nascosta dietro la fama del poeta. Lo Zibaldone restituisce una mente in continuo movimento, capace di attraversare filosofia, letteratura, linguistica, storia, scienza, antropologia e psicologia, mettendo continuamente in discussione le idee e il modo stesso con cui l’uomo guarda a sé stesso e al mondo.
Franco D’Intino ha insistito proprio su questa dimensione europea e profondamente contemporanea di Leopardi, ricordando come il suo pensiero abbia dialogato, direttamente o indirettamente, con alcune delle figure decisive della filosofia e della cultura moderna. Schopenhauer, Nietzsche, Benjamin, Rilke sono soltanto alcuni dei grandi autori che hanno riconosciuto nella sua opera una voce tutt’altro che periferica rispetto alla cultura europea. Leopardi non è un sistematico alla maniera di Kant o Hegel, ma un pensatore “dialogico” e processuale la cui forza è emersa pienamente nei secoli successivi, anticipando e nutrendo forme di pensiero europee più frammentarie, labirintiche e ancora oggi attualissime. Ed è forse questa una delle ragioni per cui, quasi due secoli dopo, lo Zibaldone continua a parlarci con tanta forza. Le domande di Leopardi sulla natura, sulla felicità, sul progresso, sull’idea stessa di modernità e sul rapporto tra l’uomo e il mondo non appartengono soltanto alla storia della letteratura: tornano a interrogare il nostro presente.
Nel dialogo con D’Intino, Antonio Moresco ha contribuito a riportare Leopardi dentro il nostro tempo, mostrando quanto possa essere ancora vivo il confronto con una voce capace di guardare fino in fondo alle contraddizioni dell’esistenza senza rinunciare alla ricerca della verità.
La nuova edizione nasce da oltre un quarto di secolo di studi e propone una rilettura complessiva dello Zibaldone, offrendo nuovi strumenti per avvicinarsi a un’opera che, proprio nella sua natura aperta e frammentaria, sembra non esaurire mai le possibilità di interpretazione. D’Intino, che ha già curato con Michael Caesar la prima traduzione integrale inglese dello Zibaldone, ha spiegato come ogni nuova lettura di queste pagine possa aprire prospettive inattese: un pensiero che non si lascia fissare una volta per tutte, ma torna a rivelarsi ogni volta che qualcuno ne riapre le pagine.
Per la Biblioteca Consorziale di Viterbo, questo appuntamento rappresenta un ulteriore tassello di quel percorso che da anni porta nel territorio alcuni dei protagonisti più autorevoli della cultura italiana e internazionale, con l’idea di fare della biblioteca non soltanto un luogo di conservazione dei libri, ma uno spazio vivo di confronto, ricerca e produzione culturale. Un luogo nel quale anche un’opera scritta quasi duecento anni fa può tornare a essere, per una sera, una domanda rivolta al presente.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul canale YouTube della Biblioteca Consorziale.
Biblioteca Consorziale di Viterbo






























