Pasolini e i suoi luoghi: un’opportunità per la Tuscia

Le cascate di Fosso Castello a Chia

 “C’è da salvare la città nella natura. Il risanamento dall’interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dalla industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. .. Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza”.  Una parte dell’intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata su Il  Messaggero di domenica 22 settembre 1974. Questo affermava il regista, scrittore amante della Tuscia, in tempi che non facevano presagire il concludersi tragico della sua vita in quel 2 novembre 1975. La Tuscia è stata per lui un grande amore, s’impegnò tantissimo anche per il riconoscimento dell’allora Libera Università della Tuscia.

Nei pressi di Viterbo, mentre gira le prime sequenze del Vangelo secondo Matteo, Pasolini visita un fortino medioevale abbandonato e se  ne innamora. È la primavera del 1964. Nel 1966 scrive che vorrebbe andare a vivere dentro quella Torre, a  Chia, prima del bivio per Bomarzo, un borgo, così  affascinante, in cui  le case ricostruite stanno fianco a fianco con i ruderi pieni di secoli, nelle cui fondamenta sono evidenti tracce etrusche. In questo borgo Pasolini ha scritto, poesie, testi di canzoni, frasi in libertà  definendolo ‘il paesaggio più bello del mondo, ingenua innocenza d’un cosmo perfetto e gioioso’. Negli ultimi tre anni della sua vita  a Chia, scrisse Petrolio (Einaudi) el’Osservatore Romano, voce ufficiale del Vaticano, in un articolo del 21 luglio scorso, a firma di Emilio Ranzato, ha definito il Vangelo secondo Matteo «un capolavoro e probabilmente il miglior film su Gesù mai girato; sicuramente, quello in cui la sua parola risuona più fluida, aerea e insieme stentorea, scolpita nella spoglia pietra come i migliori momenti del cinema pasoliniano, una vera opera”.

Non sappiamo  quanti nella stessa Tuscia  conoscano le Cascate sul Fosso Castello, connaturate nel comune di Soriano,la cui immagine pure utilizzata nella cover della nostra pagina Facebook, la gola del Fosso forma cascatelle, giochi d’acqua che dominano dai resti del Castello di Colle Casale da cui regna la magnifica Torre. Quel getto d’acqua divenne per tutti il fiume Giordano nel film il Vangelo secondo Matteo. Luogo di grande appeal per set cinematografici e spot internazionali, in cui oggi  per arrivarci non esiste una strada accessibile benché  piccola che sia, un gioiello da far brillare  per il Comune di Soriano nel Cimino,  da far divenire rappresentazione simbolo della Tuscia per Regione e Provincia, nella  veicolazione  turistica del territorio viterbese. Oggi la Torre è gestione privata degli eredi di Pierpaolo Pasolini, ma soprattutto il nipote Matteo Cerami, figlio dello storico Vincenzo, si sta impiegando molto per ridare attualità ai luoghi della Tuscia, tanto cari allo scrittore ferrarese. Si può fare. “Basta che i fautori del progresso si pongano il problema”. E’ passato mezzo secolo e la frase è da rendere azione compiuta. E’ arrivato il momento.

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