Nono convegno sulla storia di Tuscania :“Tuscania nella storia e nell’arte”

Per il nono anno consecutivo l’associazione Archeotuscia onlus di Viterbo organizza e promuove il Convegno di Studi su Tuscania, sabato 17 marzo alle ore 9.00 presso l’ex chiesa S. Croce, in piazza Basile a Tuscania. Scopo del convegno è di valorizzare, far conoscere, dare impulso e sostenere la tutela del territorio storico e naturalistico che fa capo al moderno abitato di Tuscania, attraverso lo studio archeologico, epigrafico, storico, della storia dell’arte e della ricognizione archeologica di superficie.
Coordinamento scientifico a cura della dott.ssa Francesca Pontani per Archeotuscia onlus di Viterbo. Ingresso libero.

Di seguito i relatori con un abstract del loro intervento al Convegno:

Alessandro Morandi, L’etrusco di Tuscania
Le recenti scoperte, da scavi archeologici, hanno di nuovo portato in primo piano Tuscania etrusca. Il Beazley aveva già compilato un “regesto” della importante ceramica attica venuta alla luce in scavi del più lontano passato, ma, certamente, di quanto aveva elaborato quello studioso si sapeva molto poco o nulla; un vuoto di cui nessuno si era avveduto. L’epigrafia etrusca si è arricchita di ulteriori documenti inscritti, alcuni veramente nuovi e singolari che vedremo nel corso del Convegno. Ma è il più lontano passato “archeologico” che continua a tenere in primo piano l’eccezionalità e l’universalità della documentazione linguistica etrusca di Tuscania. Eccezionalità e unicità quando si ha a che fare con l’iscrizione del sarcofago “del magistrato”, misteriosamente riapparso nel 1818 sotto la medioevale chiesa nel punto più alto del colle che domina la città; testo difficile, impegnativo, ma straordinariamente ricco di dati storici, istituzionali, religiosi, e, insisto, “unico”.

Carlo Slavich, Diventare romani, rimanere etruschi (ancora un po’): i cippi a colonnetta delle necropoli tuscanensi.
I cippi a colonnetta sono segnacoli caratteristici del costume funerario tarquiniense tardo-ellenistico, il cui periodo di diffusione coincide con l’epoca in cui il latino affianca e sostituisce l’etrusco nell’epigrafia del territorio; sebbene rappresentino il supporto epigrafico di gran lunga più comune a Tarquinia e a Tuscania, sia tra le iscrizioni etrusche che tra le latine, capita molto raramente di vederli esposti nei musei, e a studiarli è una cerchia ristrettissima di specialisti. Nella loro essenzialità – nome del defunto o della defunta, formula biometrica e nient’altro, nella stragrande maggioranza dei casi – queste iscrizioni costituiscono una testimonianza imprescindibile, ancorché parziale e sfuocata, del processo di ‘romanizzazione’ del territorio. Con rare eccezioni, la maggior parte di coloro che adottano il latino porta nomi italici che non sono precedentemente attestati in lingua etrusca. Come spiegare questa discontinuità? Si tratta di immigrati che fanno proprio il costume sepolcrale del luogo, o di autoctoni che prendono nomi romani per registrarsi come cittadini all’indomani della costituzione del municipium Tuscanensium?

Elisabetta Gnignera, Vestirsi a Tuscania nel Quattrocento: iconografia e leggi suntuarie
La cittadina di Tuscania, già insignita del titolo di civitas, appare alla metà del Quattrocento, come un paese di circa 2400 anime in cui le varie categorie di artigiani, già nel marzo 1451, si sono riunite in un’unica corporazione a causa della penuria di manodopera. Seppure non florida, nella economia cittadina, trovano comunque posto, alcuni piccoli lussi cittadini quali vesti e gioielli. Attraverso la disamina degli Ordinamenta mulierum del 1453, emanati in seguito alla fervente predicazione quaresimale di frate Bartolomeo dell’Ordine dei Minori Osservanti, e della iconografia locale superstite, cercheremo di portare alla luce l’identità vestimentaria di questo borgo del viterbese dalla metà alla fine del Quattrocento.

Paolo di Simone, La pittura del Quattrocento a Tuscania. Opere, artisti, contesti
A Tuscania si conserva un rilevante gruppo di dipinti quattrocenteschi, attribuiti ad artisti più o meno noti: i senesi Taddeo di Bartolo e Sano di Pietro, i viterbesi Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta, Valentino Pica il Vecchio e Antonio del Massaro detto il Pastura. Ognuna di queste opere offre l’occasione per riflettere sul contesto storico e culturale di riferimento, su questioni stilistiche e iconografiche, sulle loro vicende attraverso i secoli, fino alla rocambolesca avventura di salvataggio da parte di Emilio Lavagnino, che nel 1944, tra le bombe e con mezzi di fortuna, riuscì a ricoverarle a Roma.
Salvatore Enrico Anselmi, Emergenze architettonico-decorative per una ‘geografia’ barocca di Tuscania. La dialettica dello stile tra centri e periferie.
Tra XVII e XVIII secolo l’abitato di Tuscania fu oggetto di sistematici interventi finalizzati al riordino dell’assetto urbano, del perimetro murario, nonché dall’attività di committenza artistica promossa dalla Comunità e dall’autorità vescovile. A tali episodi di mecenatismo pubblico si affiancarono significativi progetti promossi dalle famiglie appartenenti al patriziato cittadino – come i Ranucci, i Consalvi, i Brunacci – che costruirono o ampliarono le loro residenze adeguandole alle mutate esigenze del gusto e del decorum. Sovente le forme dell’affermazione di casta si concretizzarono in interventi ubicati, come nel caso delle mostre di fontana, quali esempi di rinnovamento dell’arredo urbano. In altre circostanze, come nel caso della contribuzione civica alla costruzione e decorazione degli spazi ecclesiastici, la dialettica di diffusione degli stilemi invalsi nei centri della cultura barocca, in primo luogo Roma, verso aree più decentrate, costituì la condizione favorevole per definire le iconografie dell’arte religiosa testimoniate in città. Il contributo intende, dunque, definire tali percorsi di diffusione e contiguità tra i luoghi dove venivano condotte le ricerche innovative e quelli dove tali sperimentazioni si diffondevano attraverso le forme correnti di vulgata.

Paolo Emilio Bagnoli, L’esplorazione delle necropoli etrusche rupestri di Tuscania: il contributo dei gruppi archeologici volontari.
Autori: Paolo Emilio Bagnoli, Vittoria Crisostomi, Vittorio Petrizzi, Sara Costantini.
L’intervento intende raccontare sinteticamente la prima esperienza di studio, catalogazione e documentazione delle necropoli rupestri di Tuscania ad opera dei volontari operanti in seno ai Gruppi Archeologici d’Italia negli anni 70 del secolo scorso. Verrà esposto non solo il bagaglio di​ conoscenze che venne acquisito in termini sia di localizzazione che di tipologia degli elementi architettonici, ma anche il tipo di organizzazione e metodologia utilizzate per giungere ai risultati di cui sopra.

COMMENTA SU FACEBOOK

CONDIVIDI