“NAZA” il docufilm premiato a Venezia sarà disponibile nelle sale cinematografiche di 56 Paesi e gratuitamente online

NAZA-documentario su Gaza premiato a Venezia
Dopo essere stato premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, “NAZA” sarà disponibile nelle sale cinematografiche di 56 Paesi e gratuitamente online da novembre e senza limiti di tempo sul sito del quotidiano britannico The Guardian. Lo hanno annunciato i registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, spiegando di voler permettere a chiunque di vedere il film e le testimonianze raccolte.
L’uscita nelle sale, in collaborazione con la società francese di vendite MK2 Films, è prevista per la fine di settembre e l’inizio di ottobre in territori tra cui Regno Unito, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Grecia, Danimarca, Norvegia, oltre a Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Hong Kong, Thailandia, Brasile e America centrale.
I registi hanno inoltre confermato l’intenzione di tornare in Israele nonostante le polemiche per “continuare a lottare per il futuro di questo Paese insieme ai nostri numerosi alleati. Ci siamo rivolti ai cinema in Israele offrendo loro il film gratuitamente, nella speranza che venisse proiettato nel paese già da ora, in parallelo con la sua distribuzione nelle sale cinematografiche di tutto il mondo”.
Il documentario nasce da tre anni di indagine e raccoglie le testimonianze di 24 militari israeliani sulle operazioni condotte nella Striscia per “innescare un dibattito pubblico sulle azioni del governo a Gaza, sull’uccisione di oltre 73.000 persone, la maggior parte delle quali civili, sulla normalizzazione di una guerra di sterminio, sull’idea che ‘non ci siano estranei’.
Dalla sua anteprima al festival di Venezia, NAZA e i suoi autori sono ovviamente finiti al centro di una tempesta. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attaccato gli autori del documentario, accusandoli di contribuire a “un incitamento antisemita globale”. Inoltre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha a sua volta definito Abraham e Szor “una disgrazia e un imbarazzo” e ha detto loro di lasciare il Paese, mentre il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto di revocare loro la cittadinanza.
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