Mi chiamo Sad di Giuseppe Emiliani: performance di Pietro Benedetti a Vetralla

Con il patrocinio del Comune di Vetralla e il Sistema Museale di Ateneo (UNITUS)
sabato 10 giugno alle ore 18 a Vetralla presso presso la Sala conferenze Porfirio Fantozzini
dell’ Istituto Comprensivo “Piazza Marconi” di Vetralla,in occasione delle iniziative culturali promosse per l’evento FIORI ALLE FINESTRE E CENE IN CANTINA la Casa Editrice Davide Ghaleb presenta il libro con performance teatrale:
MI CHIAMO SAD
e di notte sogno il mio cognome di Giuseppe Emiliani

LETTURA DEL TESTO TEATRALE
di PIETRO BENEDETTI

Interverranno:

Giuseppe Emiliani, regista teatrale
Roberto Santoni, preside I. C. “Piazza Marconi”
Diana Ghaleb, delegata alla Cultura

Note sullo “pièce” di Nicolò Menniti Ippolito
Sad, il protagonista di questo testo, è un abitante del teatro, è sin dalla prima frase un personaggio, che parla a noi, si rivela a noi, ma non è nel nostro spazio, perché sente sotto i suoi piedi le tavole del palcoscenico, non conosce la luce del sole, ma solo quella dei fari, che lo illuminano, ma poi diventano nero. Ed i gesti, li avverti nelle parole, non sono propriamente i nostri gesti, sono carichi di qualcosa di più grande, di più forte, di quel troppo che è il teatro.
Eppure Sad lo conosciamo anche nella vita di tutti i giorni, noi come Giuseppe Emiliani. È l’uomo nero che sta davanti al supermercato, è il venditore di calzini e fazzoletti di carta, è il venditore che ti disturba al ristorante. Anche loro hanno storie da raccontare; e qualche volta viene da pensare che bisognerebbe ascoltarle nude e crude, quelle storie, che il realismo estremo sarebbe eticamente la scelta più autentica. Giuseppe Emiliani invece ne fa teatro, rende Sad un personaggio, gli regala una dimensione diversa, perché non si accontenta di raccontare una storia, per quanto esemplare e drammatica. Prova a raccontare, invece, una vita in meno di un’ora. E per questo ha bisogno del teatro. Ma prova a raccontare, anche, la nostra vita, la nostra vita accanto a Sad, accanto a chi non vogliamo, a chi guardiamo con diffidenza, se non con paura.
I nostri occhi giudicano, sono parte fondamentale del dramma di Sad

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