“Il gioco è una cosa seria”: un mix di attività educative pensate per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, frutto di una partnership tra associazioni del terzo settore, scuole e istituzioni contro la povertà educativa minorile, nell’ambito dell’avviso pubblico “Non uno di meno”, promosso da Regione Lazio e Impresa sociale Con i bambini.
Questa mattina la presentazione, nell’Aula consiliare del Comune di Viterbo. Hanno partecipato, in presenza o a distanza, le associazioni in prima linea nella stesura del progetto: Juppiter, Cooperativa Exodus Cassino, Associazione Mecenate 90, Associazione per l’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros. Presenti anche le autorità, tra le quali il commissario straordinario al Comune di Viterbo, Antonella Scolamiero, e i dirigenti scolastici delle scuole coinvolte: gli istituti comprensivi Ellera, Fantappiè, Fratelli Agosti, Cassino III.
Da remoto, Alessandra Troncarelli Assessore Servizi Sociali Regione Lazio ha sottolineato come gli anni appena trascorsi siano stati di grande sofferenza a causa della pandemia e abbiano accentuato in modo ancora più drammatico le divergenze sociali “Soprattutto la dispersione scolastica e la povertà educativa sono al centro della nostra politica e della nostra attenzione perché il diritto all’istruzione deve essere garantito a tutti.- Questo è un progetto molto ambizioso che nasce dalla sinergia tra l’ Impresa sociale Con i Bambini e la Regione Lazio. E’ supportato da un finanziamento complessivo di un milione di euro; il nostro intervento è stato quello di stare accanto alle famiglie più vulnerabili, ai bambini, agli adolescenti”.
Saverio Lucido, referente delle attività istituzionali dell’Impresa sociale Con i bambini , organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2016 per attuare i programmi del fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. “Con questo progetto, credo sia la prima volta che si verifica un’integrazione nella programmazione tra ente pubblico e privato sul territorio, tra l’altro in un periodo delicato come l’emergenza sanitaria, e ciò dal mio punto di vista è un modus operandi innovativo”.
Il sub commissario Stefania Galella ha ribadito ha affermato che il progetto non è calato dall’alto sul mondo dell’infanzia, ma vede i ragazzi protagonisti, con gioia e consapevolezza, che si avvicinano al territorio. E consapevolezza è la parola con cui possiamo definire l’anima di questa iniziativa che propone un metodo educativo non formale, dove il coinvolgimento delle famiglie è imprescindibile.
“Anche i genitori devono diventare adulti consapevoli perché spesso le fragilità dei bambini sono le fragilità degli adulti” interviene il Prof. Ledo Prato, illustrando il Progetto Giochiamo con la Memoria il Territorio e la Comunità dove si prevedono spazi all’aperto per la co- costruzione tra scuola- famiglia- ragazzi per vivere l’esperienza di un’educazione informale; a questo si accompagnerà un’esplorazione nei contesti di Cassino e di Viterbo non solo sui beni culturali, ma anche per raccogliere la memoria, quindi i beni immateriali e la realizzazione di una Biblioteca vivente, accolta all’interno di aule informali realizzate all’esterno delle scuole con l’aiuto dei cittadini, e soprattutto dei genitori.
Questo del recupero e della riscoperta della Memoria da parte delle nuove generazioni è un tema che sta molto a cuore; viene mostrato un video di interviste ai nostri anziani realizzato da ragazzi diversamente abili che hanno raccolto i loro ricordi … un intervistato raccomanda loro “Usate il dialogo con educazione e le buone maniere e non ve ne pentirete mai, io ho fiducia nei giovani”
“Per trasformare il mondo bisogna prima di tutto cambiare se stessi” ricorda Luigi Maccaro in collegamento da Cassino dove, sulle linee guida di Don Antonio Mazzi, aveva già provato a lanciare un’esperienza di presidio educativo trasformando la sua comunità insieme ai genitori e agli insegnanti. Loro da trenta anni accolgono le fragilità sociali “scavalcando le etichette che siamo abituati a dare agli altri, con la convinzione che anche i ragazzi possono costruire momenti formativi per gli adulti.”
Ma che cos’ è la comunità educante? Lo spiega Salvatore Regoli, ricordandoci che non è possibile realizzarci né salvarci senza gli altri. Lo stesso Papa Francesco, che ha contribuito alla creazione del fondo per le povertà nel 2016, suggerisce alle banche “le alleanze educative”. Scuole, enti pubblici, famiglia “Questa è un’ alleanza che sta al centro delle prospettive, insieme alla comunicazione. Tutti questi partners, è necessario che stiano insieme, e questa è la vera scommessa” e ringrazia Giovanni Arena e Antonella Sberna per aver scelto il progetto.
A Viterbo l’aula all’aperto, sarà costruita al Pilastro, alla Casa delle Arti, che diventerà luogo di incontro.
Le dirigenti scolastiche Valeria Monacelli e Claudia Prosperoni presentano il punto di vista dei ragazzi. L’Istituto Fantappiè è da sempre un punto di riferimento per quanto riguarda le tecnologie digitali, elemento molto importante di questo progetto, dal punto di vista contenutistico (memoria, cyber bullismo, il rispetto) e semantico, poiché saranno i ragazzi stessi a costruire dei contenuti attraverso gli strumenti digitali che hanno in qualche modo, subito precedentemente.
Nel saluto conclusivo la D.ssa Scolamiero ribadisce che questo progetto è un’ottima occasione per il Comune e i ragazzi e con l’entusiasmo che lo contraddistingue, Salvatore Regoli conclude la riunione regalando ai presenti una sorpresa, un progetto sul gioco che porterà tutti noi ad occupare tutte le piazze del centro storico di Viterbo.
I ragazzi saranno al centro della città perché il gioco è una cosa seria.

























