Matteo Lai, un nepesino doc tra Pasolini e Celestini

Spazio ai giovani di belle speranze, nepesino giovane attore in crescita.
L’abbiamo individuato in quel vivaio strepitoso che sono le Serate Borgiane, dove presenta un suo spettacolo, un futuro di artista promettente con tanta volontà di comunicare delle idee.

Chi è Matteo Lai..

Un attore, musicista di 26 anni laureato nella triennale di psicologia  alla Sapienza, fondatore dell’associazione culturale L’Elefante, che si è dedicato alla vita artistica per vocazione, non potevo e non posso fare altro. Forse innamorato da sempre della figura artistica e artigianale di mio zio Roberto D’Antonio, che è diventato il parrucchiere famoso nel mondo e grazie alla pazienza dei miei genitori che mi hanno accompagnato quasi sempre in questo tragitto ormai di vita.

La scelta di fare l’attore come matura?

All’inizio non avrei mai pensato di fare l’attore e tutt’ora non credo di fare l’attore ma di essere un artigiano o un artista che condivide delle idee. Sono state due persone a me molto care tra cui il mio primo maestro Carlo che mi hanno invogliato a intraprendere questa strada, all’inizio non volevo poi ci ho creduto anche io e adesso ho trovato la mia terra, la mia dimora dove posso urlare e condividere con la gente un’idea che può partire da un’altra persona o da te stesso.

Da qui l’Accademia Nazionale Silvio D’Amico a Roma.. Qual è il suo percorso?

L’accademia è un cammino che ho voluto fortemente intraprendere, mi ha aiutato e mi sta aiutando tantissimo anche perché ho iniziato da pochissimo a recitare e quindi sono nuovo in questo mondo strano. Il direttore Lorenzo Salveti ha avuto un grande impatto su di me, come pure il maestro di commedia dell’arte Michele Monetta, che è stato una guida di vita interiore e artistica.

Ha vinto il Premio Siae Giovani su un lavoro di Ascanio Celestini.. ha fatto anche altre cose su Pasolini. Quanto i due attori ispirano la sua recitazione?

Ascanio Celestini mi ha influenzato molto in questo lavoro che debutterà alle Serate Borgiane, lo trovo geniale con uno stile ed una recitazione molto moderna. Pasolini per me è come un secondo padre immortale, che culla il proprio bambino con le sue poesie e fa muovere il pensiero giovane e profano con i suoi meravigliosi saggi. Ha predetto il futuro.

Lo spettacolo del 28 agosto a Nepi Il Libro cuore di e con… Cosa descrive?

Il libro cuore è una storia ambientata nel futuro, durante la terza guerra mondiale, dove però non si uccidono più le persone, ma gli si cancella la memoria. Ogni domenica, un vecchio a cui hanno cancellato la memoria andrà a bussare alla porta di un ragazzo di 26 anni al quale dirà di essere suo padre. Il vecchio ogni domenica tira fuori dalla sua tasca un piccolo libro nero e obbliga il ragazzo a raccontare le storia scritte in quel libro, appunto il libro Cuore di Edmondo de Amicis. I racconti che sono stati estrapolati trattano tutti di un rapporto tra padre e figlio, un esempio è il famoso Piccolo scrivano fiorentino.

Nei suoi progetti di carriera, segue una recitazione d’autore impegnata o accetterebbe qualsiasi offerta pur di arrivare al successo?

Citando appunto Pasolini: “Il successo è una cosa brutta per l’essere umano”. La mia vocazione è quella di lavorare, di accrescere la mia carriera con umiltà. Ovviamente questo è un mondo molto difficile, molto basato sulle relazioni in cui spesso la meritocrazia passa in secondo ordine. Il teatro e un tipo di cinema mantengono ancora frammenti di dignità e fanno ben sperare
L’importante è non perdere la volontà di comunicare delle idee.

Lei che è nato in provincia come immagina il successo..

Una volta, una mia professoressa di liceo disse che dalla provincia sono uscite grandi menti e grandi artisti. Sono d’accordo, è una realtà molto dura per chi la vive, non sempre sei capito, anzi direi mai, ma forse è proprio questa difficoltà che ti spinge a lottare per la far valere la tua arte. Personalmente sono orgoglioso di “venire dalla provincia”.

Cosa secondo lei manca alla Tuscia?

Il problema principale della Tuscia è l’identità, non sappiamo chi siamo, eclissati da realtà culturali molto forti intorno a noi: la capitale, Toscana e Umbria . Alla Tuscia manca la caratterizzazione della sua identità da custodire e comunicare al mondo.
È un territorio vasto e ricchissimo ancora tutto da scoprire, ma è privata della volontà di farne parte.

Cosa invece ama della Tuscia?

A Nepi ogni posto è collegato con la mia vita e vorrei che questa connessione continuasse. Intorno amo Civita la meravigliosa città che muore, Bomarzo, Caprarola, Ronciglione, Vico, questa zona è il mio passato ma spero sia anche il mio futuro.

Il prossimo impegno di lavoro?

Le riprese di The young pope e l’ultimo anno di Accademia, e spero di portare questo spettacolo del libro cuore in molti teatri. Intanto mi godo la prima rappresentazione, sul palco borgiano sotto le luci della mia Nepi.

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