Martina Marchi: “Tira dritto e fa’ bon solco”

di Sara Grassotti

Martina Marchi.ph Valter Cucchiari

La prima volta della “trattrice” valentanese Martina Marchi, appena ventitreenne, è stata nella fierezza di quell’antico proverbio che si lega alla sentita tradizione della tracciatura del solco nella campagna di Valentano, paese dell’Alta Tuscia, durante la festa della Madonna dell’Assunta il 14 agosto. Per comprenderne meglio l’entità bisogna entrare in una delle celebrazioni più antiche, risalente ai riti legati alla terra e al mondo contadino. Un decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha sancito l’iscrizione della “Tracciatura del Solco Dritto” nel Registro Nazionale dei paesaggi rurali, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali. “Il ‘Solco Dritto’ non è solo una pratica agricola, ma un simbolo di appartenenza, di cultura e di memoria collettiva”, lo ha ribadito lo scorso marzo in fase di designazione il sindaco Stefano Bigiotti, un percorso condiviso con gli altri Comuni dei “Borghi del Solco”.

Il solco, simbolo di fertilità e di generosità restituita con i frutti della terra, viene oggi tracciato con un trattore mentre nei tempi più remoti procedevano un paio di buoi (foto Tuscia Fotografia), ha una lunghezza dai quattro ai sei chilometri… In origine della festa si incaricava la bifolcina, ossia l’associazione dei bifolchi, ora l’organizzazione è affidata di anno in anno a famiglie, gruppi o a intere vie del paese. 

Valentano Il Solco Dritto - Tuscia Fotografia

Cosa è cambiato? Ce lo dice proprio lei Martina il cui esordio è stato accompagnato da una significativa azione mediatica. La matura figura maschile alla guida è stata sostituita da una giovane figura femminile.

Martina, poco più che una ventenne, valentanese di radici e di legame?

Sono nata e vivo a Valentano e sono profondamente legata al mio paese e al territorio in cui sono cresciuta. Ho 23 anni e nella vita sono sia coltivatrice diretta sia studentessa di Enologia all’Università della Tuscia a Viterbo. Il mondo dell’agricoltura fa parte della mia vita da sempre. Mio padre fa l’agricoltore e, fin da quando ero piccola, sono cresciuta tra i campi e vicino ai mezzi agricoli. È proprio grazie a lui che ho imparato ad amare e rispettare questo lavoro e, soprattutto, a conoscere la terra. Per me, quindi, essere alla guida del trattore quest’anno non è stato soltanto un incarico: è stato come raccogliere un testimone della mia famiglia e continuare una tradizione che appartiene alle mie radici.

La tua investitura è stata un avvicendamento programmato dall’associazione incaricata dell’organizzazione della Festa in questo 2026? 

Il passaggio è avvenuto proprio grazie alla associazione Classe 1966, di cui fa parte mio padre, che quest’anno ha in carico la festa della Madonna dell’Assunta che si è occupata dell’organizzazione. La scelta di affidare a me la guida del trattore è stata sicuramente una novità importante. Quando mi è stato proposto di essere io a tracciare il Solco Dritto, ho accettato con grande entusiasmo, ma allo stesso tempo ho iniziato a rendermi conto della responsabilità che avrei avuto. Essere la prima donna nella storia della manifestazione a guidare il mezzo per tracciare il Solco Dritto mi ha fatto percepire ancora di più il signficato di quello che stavo per fare.

Raccontaci l’emozione vissuta in questa prima volta…

La festa è articolata in varie fasi: la tiratura del solco dritto avviene all’alba del 14 agosto, a guidare il trattore per la prima volta c’ero io… Partenza ore 5.30. Pensavo di essere tranquilla, perché in fondo il trattore lo so guidare e fa parte della mia vita da sempre. In realtà, quando è arrivato il momento di partire, ho sentito tutta la responsabilità di quello che stavo facendo. Mi sono tremate le gambe dall’inizio alla fine. È stato un momento commovente, intenso e sicuramente difficile da spiegare a parole. Tra i momenti che mi hanno colpita di più c’è stata sicuramente la benedizione di don Vincent e don Roberto, poco prima di partire per tracciare il Solco Dritto. Proprio lì ho sentito ancor di più il significato di quello che stavo per fare. Prima ancora di iniziare a guidare mi sono fermata un attimo a pensare, alla tradizione, alla mia famiglia e a tutte le persone che negli anni hanno vissuto questo momento.

Hai preso consapevolezza che non stavi semplicemente guidando un trattore..

Stavo tracciando un solco che per Valentano rappresenta una tradizione antichissima e che, prima di me, era stato tracciato anche da mio padre, da mio nonno e dal mio bisnonno. Guardare tutta quella gente intorno, sapere che il paese era lì e che tante persone stavano vivendo quel momento insieme a me, ha reso tutto ancora più speciale. Credo che la cosa che mi ha colpito di più sia stata proprio la consapevolezza di essere dentro una storia che viene da lontano e che, in quel momento, stavo contribuendo a portare avanti. Ed è stato proprio questo ad aver reso quella mattina intensa ed indimenticabile.

Eri già stata alla guida di un trattore?

Sì. Il trattore mi è famigliare fin da piccola. Ho iniziato ad incuriosirmi con un piccolo tagliaerba e, crescendo, ho preso sempre più confidenza con i mezzi agricoli. Per me guidare un trattore non è mai stato qualcosa di estraneo: è sempre stato parte della mia quotidianità e del lavoro della mia famiglia. Appena ho compiuto 18 anni ho preso anche il patentino per guidarlo, proprio perché volevo poter svolgere questo lavoro in maniera regolare e con la preparazione necessaria. Oggi, oltre ad essere una studentessa di Enologia, sono anche coltivatrice diretta, quindi quello che studio e quello che vivo quotidianamente sono due aspetti della mia vita che si incrociano continuamente.

Il rito del Solco e la Festa  dedicata alla Madonna…
La festa consiste in una due giorni che comprende  anche il 15 agosto dedicato a santa Maria d’Agosto… L’organizzazione preposta ha offerto il rinfresco alla popolazione a base del biscotto dolce tipico del Ferragosto valentanese e vino, poi lo spettacolo suggestivo della processione notturna molto sentita dalla popolazione: la composizione di preghiere o sonetti dedicati a Maria, lo scambio dei “ceri” tra i signori o deputati uscenti e il transito di quelli incaricati per l’’anno successivo.

Il tuo ruolo di trattrice continuerà anche nel 2027?

Questo non è dato a saperlo. Il mio ruolo dipenderà dalle decisioni dell’associazione che organizzerà la festa e il Solco Dritto del prossimo anno. Naturalmente sarei ben felice di poterlo rifare, ma penso sia importante anche rispettare il passaggio del testimone e lasciare che sia la prossima associazione a scegliere chi trainerà questa tradizione. Personalmente sono fiera di aver vissuto l’esperienza e di essere stata la testimone  di una  innovazione nella storia contemporanea del Solco Dritto.

Che significato hai dato a questa esperienza che ti ha vista davvero in prima linea?

Soprattutto stimola nel coinvolgimento delle nuove generazioni che ne guardano il valore identitario rafforzandone la memoria collettiva. Si è aperto ormai un passaggio che non potrà che proseguire nella direzione Dritta del Solco sfumata di rosa.
Un significato molto grande, sia personale sia per quello che rappresenta per la mia generazione. In un paese piccolo come Valentano, dove le tradizioni hanno ancora un valore molto forte, vedere per la prima volta una donna alla guida del trattore per tracciare il Solco Dritto è sicuramente un segnale di cambiamento dimostrativa che anche noi ragazze o ragazzi giovani, possiamo sentirci parte di queste tradizioni e possiamo portarle avanti con la stessa passione e lo stesso rispetto di chi ci ha preceduto.  Le tradizioni possono continuare a vivere soltanto se le nuove generazioni le sentono proprie.

Chi ti ha trasmesso questo senso di appartenenza?

L’ho acquisito dalla mia famiglia: mio padre, mio nonno e il mio bisnonno hanno tracciato il Solco prima di me. Oggi io che  rappresento la quarta generazione ho avuto la possibilità di raccoglierne il testimone e di portarlo avanti in una modalità nuova. È questo, forse, il significato più bello che traggo  da questa esperienza: aver unito la storia della mia famiglia, la tradizione del mio paese e il futuro della mia generazione. Ovvero Identità culturale e senso di appartenenza di cui  ognuno di noi che ha scelto di vivere nel nostro paese  ha necessità di assumere l’entusiasmo e la responsabilità.

Martina la trattrice del solco e la benedizione_ph Valter Cucchiari
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