Lungo la via Amerina di Falerii Novi tombe e monumenti rupestri

di Francesca Pontani*

«il tempo, a cui si pensa come a qualcosa che spazza via ogni cosa, per tutta la vita, invece, mette una cosa dietro l’altra, e poi un’altra ancora. E anziché spazzare via, si ostina a trattenere. Nel progredire del tempo, nel trascorrere dei giorni, la vita si accumula» (Controvento, Federico Pace)

 

In questo tratto il percorso della via Amerina è indicato da una profonda tagliata, che sovrasta sette monumenti funerari tra i più interessanti della necropoli meridionale di Falerii Novi.

 

Monumento a fregio dorico (fine I secolo a.C.- inizio I secolo d.C.)

Sul basamento quadrangolare con paramento a blocchi di tufo e peperino posti in opera a secco utilizzando grappe e perni metallici, poggiava una struttura a pianta circolare testimoniata dai blocchi di peperino della cornice ancora sul posto. Il nucleo del monumento, che nella parte inferiore racchiudeva l’urna cineraria ora perduta, era in conglomerato cementizio.

Tutti i blocchi di peperino facenti parte della decorazione architettonica sono conservati presso il Museo Archeologico dell’Agro Falisco a Civita Castellana.

 

Tre monumenti a dado

Sono di forma quadrangolare, realizzati con blocchi squadrati di tufo locale posti a secco e in origine erano riempiti con strati di terra e tufo sbriciolato entro i quali erano collocate le sepolture.

All’interno di uno di questi monumenti sono stati rinvenuti materiali utili per una datazione, riconducibile ai primi decenni del I secolo d.C.

 

Colombario a cielo aperto (prima metà del I secolo d.C.)

Il piccolo vano, interamente scavato nel banco di tufo, presenta sepolture ad incinerazione entro cinque nicchie alle pareti e sei fosse sul pavimento, mentre altre due nicchie sono all’esterno, lungo il lato fronte strada.

 

Una struttura a blocchi squadrati

Sono visibili le tracce di una struttura a blocchi squadrati che racchiudeva una larga fossa per una sola sepoltura, probabilmente ad inumazione.

 

Colombario a cielo aperto (prima metà del I secolo d.C.)

Un recinto a blocchi squadrati di tufo delimita il colombario vero e proprio scavato nel banco con nicchie per i cinerari e pavimento ribassato.

 

Foto Francesca Pontani

Nel prossimo articolo, il 20 febbraio, andremo a Tuscania

 

*Francesca Pontani – www.francescapontani.it – Archeologa del comitato scientifico del Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano. Egittologa, conoscitrice di lingue antiche come i geroglifici, la lingua sumerica e accadica, la lingua etrusca, lavora nel mondo del web. Nel blog e sul canale YouTube ArcheoTime sono visibili le sue camminate archeologiche on the road. Innamorata della comunicazione e della scrittura, guida i lettori di TusciaUP nella conoscenza del nostro territorio attraverso Tour di Archeologia in Tuscia.

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