L’intervista/Paolo Pelliccia: “Io, amici e nemici e il sogno della Biblioteca”

di Luciano Costantini

PaoloPelliccia

Quattro pareti letteralmente foderate di libri, luce tenue, silenzio soffuso. Nello studio di casa di Paolo Pelliccia si respira la stessa aria della Biblioteca di viale Trento. Una gigantesca scrivania, grembiule celeste, una volta tanto senza il classico borsalino in testa. Lo scambieresti per un autentico bibliotecario, se della Consorziale il nostro non fosse commissario straordinario da ben quattordici anni. Può essere anche il momento di tirare un bilancio? Pelliccia non si sottrae, tutt’altro: “Se permette, questa volta, il mio, non è un banale rendiconto 2025, ma di 14 anni”. In un’ora di chiacchierata, assolutamente estemporanea, in quanto non preparata, traccia un consuntivo che praticamente è il racconto di una vita: progetti, critiche, incomprensioni, illusioni, delusioni, arrabbiature, sogni. Paolo Pelliccia va soprattutto ascoltato perché intelligenza e cultura sono frutti che non è facile trovare, però va anche interpretato proprio perché di frutti rari si tratta.

Ogni bilancio è fatto di voci positive e voci negative. Decida lei da dove cominciare.

“Voci negative non ce ne sono. Se intende delusioni, be’ di queste ce ne sono tante, ma assolutamente private. Voglio premettere che non c’è stata mai occasione in cui ho parlato male dei miei predecessori, questione di stile. Dico soltanto che quando accetti un impegno, devi farti carico di ciò che trovi. I soldi c’erano, certo potevano essere impiegati prima e meglio. E diciamo pure in piena autonomia. Ovviamente, in questo senso io posso avere un carattere diverso da altri. Certo non trovo degno di una istituzione seria andare ad elemosinare soldi ora da una parte, ora da un’altra. So bene che per qualcuno rappresenterei meglio una bocciodroma o un campo da golf che una Biblioteca. Comunque posso garantire che li gestirei bene. Questo soltanto per dire che in certe situazioni ho potuto riscontrare una chiara mancanza di rispetto”.

Da parte di chi?

“Università, tanto per dirne una. In particolare, dall’ex rettore Alessandro Ruggeri con il quale ho avuto modo di incontrarmi una sola volta. Il rettore Ubertini? Mai avuto il piacere di conoscerlo se non attraverso una telefonata di 46 minuti in cui mi diceva “poi ci incontreremo”. Non ci siamo mai incontrati. Alla neo rettrice Tiziana Laureti ho chiesto chiaramente un incontro, ma alla fine mi è stato detto, solo attraverso la sua segreteria, che non poteva ricevermi causa i tanti, tantissimi impegni istituzionali”.

Insomma, nessun rapporto con l’Università?

“Non esattamente, perché con Marco Mancini ho avuto un grande rapporto, con Scarascia Mugnozza pure. Al momento con l’Università il discorso è chiuso anche se con molti docenti le relazioni sono buone. Devo amaramente constatare ancora una volta che c’è una democrazia che dal tubo della rianimazione passa all’altro cadavere. Vale anche per l’elezione recentissima del presidente della Provincia. Che democrazia è quando si eleggono tra di loro? Anche io sono stato nominato per realizzare una Biblioteca unica, ci vorrei arrivare. Ma è questo sistema di nomine che deve finire”.

E con le varie amministrazioni politiche?

“Nulla da dire. Le istituzioni con me si sono sempre ben comportate”.

A che punto siamo con la Biblioteca Anselmi?

“Non è una domanda che va fatta a me. Ma ai vari sindaci e ai vari politici. Perché nel Pnrr non ci sono i soldi per la Biblioteca? Guardi, io di progetti ne ho elaborati quattro. Lei dovrebbe chiedere spiegazioni alla sindaca Frontini e all’assessore Aronne”.

Perché tutto è fermo da tre anni?

“Non so, non ti danno motivazioni serie. Ti dicono…ora faremo…stiamo per cominciare. Tipico esempio di come vanno le cose? La pensilina al Sacrario, realizzata dodici anni fa, Giunta Regionale Polverini. Ora ci faranno un farfallario, idea geniale. E così ci metteremo tutti in fila come al Delfinario di Genova, realizzato però dell’architetto Piano. Per la Biblioteca niente. Piazza Campo Boio, bombardata dal ’42 è ancora come ottanta anni fa. A chi dobbiamo chiedere spiegazioni? Non so. La realtà è che alla città di tante cose proprio non frega nulla”.

Viterbo è destinata a restare con una Biblioteca chiusa ancora chissà per anni?

“Penso di no, visto che ha la pretesa di diventare capitale europea della cultura nel 2033. Alla fine la Biblioteca c’è, o vogliamo parlare del cinema che non c’è. Non esiste”.

E’ più arrabbiato o più deluso?

“Sono arrabbiato. E la potrei mettere così: c’è gente che chiacchiera, ma a fine mese si mette in tasca un ottimo stipendio. C’è però qualcosa che custodisco e che tengo gelosamente con me. Un’arma di riserva”.

Perché si sente in guerra?

“No. E’ un’arma rispetto a un eventuale attacco, una possibile presa per il c.”.

Non potrà negare che ha conti aperti con tanti soggetti.

“Magari è così, io però sto ai fatti. E’ un altro fatto, che per 25 anni la Biblioteca ha diviso 1.250 metri con i Cavalieri di Malta e non era roba loro, 82 euro al mese di affitto. Ho intrapreso una battaglia con il vescovo, ho liberato la sede e il vescovo che ha fatto? Ha dato loro la chiesa di san Giacomo. Mi chiedo e chiedo, perché non donarla a un vettore sociale più importante?”

Ha più amici o nemici?

“E’ noto che ho più nemici. Lei avrebbe amici se dicesse ciò che dico da tempo? Che devo fare? Assoldino un killer. Comunque ricevo ancora messaggi da destra e da sinistra che mi dicono “grande”. E sa perché? Perché loro non hanno il coraggio e la forza di dirlo”.

 

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